Basta Pennello selvaggio

26341Tempi duri, per Pennello selvaggio. La guerra delle Alpi orientali, tra i “verniciatori” ad oltranza e quanti cercano di ripulire a colpi di mazzetta gli esagerati segnavia dipinti ovunque per “migliorare” la segnaletica dei percorsi, per ora si è conclusa con una denuncia contro ignoti, con riserva di costituzione di parte civile, alla Procura della Repubblica di Pordenone. La paternità dell’azione legale del 7 gennaio scorso è del presidente della Commissione sentieri giulio-carnica del Cai Friuli-Venezia Giulia, organo tecnico cui spetta la manutenzione e la segnaletica dei sentieri alpini della regione. L’organo tecnico del Cai ha riscontrato segnature «illegittime quanto illecite» che non rispetterebbero «le caratteristiche prescritte per la segnalazione dei sentieri e che vanno a tracciare percorsi di elevata difficoltà (I e II grado) non presenti nel catasto sentieri». Non solo: secondo l’esposto in questione, i segnavia illegali, spesso di dimensioni “importanti”, deturperebbero e inquinerebbero il paesaggio e l’ambiente, oltre a trarre «in inganno il camminatore inducendolo ad avventarsi in percorsi che conducono su cime esposte e rischiose». L’oggetto della denuncia si riferisce al gruppo montuoso Duranno – Cima Preti, che ricade nel territorio dei comuni friulani di Erto e Casso e del Parco delle Dolomiti Friulane.

Come dicevamo, la vicenda segna l’ultimo episodio della contesa tra quanti, in nome della sicurezza e della fruibilità della montagna da parte di tutti, si arrogano il diritto di integrare lanormal_DSCF1215
segnaletica esistente con bolli, frecce e scritte prive di un qualunque criterio, e gruppi di volontari che cercano di cancellare i segni troppo invasivi in zona ancora selvagge.

La questione, di cui sentiremo ancora parlare in futuro, non è affatto banale, riguarda anche altri settori delle Alpi e riflette due diverse filosofie. C’è infatti di ritiene utile “valorizzare” la montagna ovunque, e chi rivendica i diritti della natura. Chi denuncia l’“urbanizzazione” delle alte valli e chi condanna la smania di facilitare il cammino a chiunque, in nome della sicurezza, uccidendo anche l’ultima possibilità di avventura ed eliminando per sempre «la possibilità di perdersi, nel senso più ampio del termine, per poi ritrovarsi». Interpellato sul problema, tempo fa Reinhold Messner rispose: 
«Sono contrario a tutte quelle segnalazioni che disturbano il paesaggio. Per segnare la via bastano gli “ometti”, le classiche piramidi di pietre, che fanno ormai parte di una cultura millenaria». Per una volta, forse, bisognerebbe proprio ascoltarlo.

 

2 Commenti

  1. Vinicio Vatteroni

    Leggo nell’articolo: …eliminando per sempre «la possibilità di perdersi, nel senso più ampio del termine, per poi ritrovarsi».

    La citazione a mio avviso è mancante di due presupposti.
    1) Come è possibile ritrovarsi se prima non ci siamo trovati?
    2) Come è possibile trovarsi se prima non ci siamo cercati?

    Nietzsche ne “Il viandante e la sua ombra” così dice:
    “Una volta che si sia trovato se stesso, bisogna essere capace di tempo in tempo di perdersi – e poi di ritrovarsi: presupposto che si sia un pensatore…”

    Nel suo aforisma il filosofo aveva posto un presupposto: “che si sia un pensatore”.

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