K2 – il Cai non ci sta

A proposito della docu-fiction “K2, la montagna degli italiani”, andata in onda su Rai1 il 18 e il 19 marzo scorsi, con una nota ufficiale il Club Alpino Italiano si è dissociato dal coinvolgimento nella produzione del filmato. Ma lasciamo parlare il comunicato stampa del Cai: «Il Sodalizio aveva dato la propria adesione, con la concessione gratuita di spezzoni del film originale del K2, a condizione di aver “facoltà di controllo e di verifica dei contenuti del filmato, nonché adozione da parte della Red Film, degli eventuali correttivi ove si riscontrino discordanze rispetto alla verità avallata ufficialmente dal Club Alpino Italiano” (…).Facoltà che di fatto non è stato possibile esercitare in quanto il Cai non è stato messo nelle condizioni di conoscere i contenuti della docu-fiction se non a prodotto finito e nell’imminenza della programmazione Rai .
In particolare il Club Alpino Italiano intende sottolineare i punti seguenti, che contrastano palesemente con i contenuti dei filmati, di cui la produzione era stata messa ampiamente al corrente:

1 – Ruolo del Cai nell’organizzazione e nel finanziamento della spedizione: la Spedizione al K2 del 1954 è stata infatti la Spedizione nazionale del Cai al Karakorum, come comprovato dalla documentazione storica, e non la Spedizione di Desio e del Cnr, senza peraltro negare l’apporto tecnico/organizzativo e finanziario di questi.

2 –  La revisione storica della vicenda relativa al ruolo di Bonatti e Mahadi nelle fasi finali della ascensione risale al gennaio 1994 quando, nel 40° anniversario dell’impresa, per iniziativa del Presidente generale del Cai Roberto De Martin, il Consiglio centrale dell’Ente deliberò di procedere in tal senso. La revisione fu operata dalla dott.ssa Silvia Metzeltin e dal dott. Alessandro Giorgetta, pubblicata sul fascicolo maggio/giugno 1994 della “Rivista del Cai”, organo ufficiale del Sodalizio, avallata da Walter Bonatti con un suo scritto e presentata alla stampa nel corso di una conferenza nell’ambito del Filmfestival di Trento dello stesso anno. Particolarmente rilevante è il fatto che la revisione venne realizzata e pubblicizzata quando i protagonisti principali della vicenda erano in vita, e dai quali non si ebbe alcuna reazione. Tale posizione è stata successivamente ribadita dal documento di presentazione della relazione dei Tre Saggi nell’aprile del 2004 al Consiglio Centrale del Sodalizio, in cui si dichiara che detta relazione non modifica ma conferma formalmente quanto contenuto nel documento del 1994.
Tale realtà, peraltro resa nota nella dichiarazione del Presidente generale attuale Umberto Martini e inserita nel Documentario che precede il filmato, non trova riscontro nei titoli di chiusura del filmato stesso che si riferiscono unicamente alla azione di conferma del 2004.(…)

Per questi motivi il Club Alpino Italiano ribadisce la sua assoluta estraneità nella partecipazione alla regia e alla collaborazione ai fini della scenografia, ambientazione e ricostruzione delle vicende rappresentate in quanto non corrispondenti alla realtà storica e documentale, riservandosi ogni altra azione nelle sedi che riterrà opportune per la tutela dell’immagine del Cai».

2 Commenti

  1. La dissociazione appare, a mio parere, tardiva e speciosa.
    Se il problema è il non avere avuto la possibilità richiesta di controllo sulla sceneggiatura e sulla messa in onda, il problema sussisteva già durante la lavorazione, e non è certo di adesso.
    Perchè non si sono dissociati prima?
    Forse perchè, se la fiction fosse stata fatta meglio e avesse incontrato il favore degli appassionati si conservavano la possibilità di farsi belli dicendo: “abbiamo collaborato anche noi”, mentre adesso, che si è rivelata lo schifo che era, si dissociano?

  2. Direttore

    Concordo con Aldo Frezza. La smentita mi sembra un po’ tirata via… di corsa, come si dice dalle mie parti. Oltretutto insiste molto su ciò che il Cai fece nel 1994 (peraltro sacrosanto, intendiamoci), ma mette troppo poco l’accento sul lavoro dei Tre Saggi e sul libro finale, curato da Luigi Zanzi (“K2 una storia finita”, Priuli & Verlucca, 2007). E’ la seconda parte della presa di posizione del Cai che chiude definitivamente la vicenda. La prima dette inzio alla revisione ma non andò sino in fondo. Con il libro si è riscritto, anche materialmente, il racconto storico della parte conclusiva della spedizione. Quanto all’impossibilità effettiva di controllo sulla sceneggiatura, Frezza ha di nuovo ragione: a volte è meglio essere sospettosi e puntare i piedi a tempo debito, piuttosto che dover ricorrere a smentite successive. Ma forse sarebbe meglio dimenticarla, quella fiction. E non solo dal punto di vista della fedeltà alla vicenda del 1954.

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