K2 che vergogna

di Roberto Mantovani – Or-ren-da. Una fiction da dimenticare. Ho visto le due puntate di “K2, la montagna degli italiani” su Rai1 e sono rimasto di sasso. Prima di mettermi alla tastiera del computer, però, ho aspettato i titoli di coda. Che delusione. Una storia che non è una storia ma un guazzabuglio di invenzioni uscite senza freno dalla penna degli sceneggiatori. Con un rispetto per K2-raila realtà così scarso, che neanche i richiami in coda al video riescono a rimediare al pasticcio. Alpinisti che sembrano personaggi della commedia dell’arte. Un giovane Walter Bonatti a metà tra un clown e uno sfrontato bulletto di periferia. Un Cassin alto più di un metro e ottanta – e dire che il Riccardo lo conoscevano gli alpinisti di tutto il mondo… – che sfoggia una mise da capo-safari. Un Ardito Desio che nell’aspetto assomiglia al personaggio reale ma deve soggiacere a un copione che lo trasforma prima in una specie di sottufficiale di addestramento dei marines e poi in un condottiero ossessionato dalla gloria (Cederna però non si dia pena: è assolto con formula piena). Un Achille Compagnoni tratteggiato come un mistico attratto dalle altezze e dal miraggio di una vita migliore. E poi Lino Lacedelli, raccontato come un uomo dal pensiero semplice e del tutto succube del suo compagno di cordata. E infine tutti gli altri, fino a Mario Fantin, che sembra un baronetto britannico capitato sullo Sperone Abruzzi del K2 per uno scherzo del destino. Tante caricature mal riuscite per raccontare una vicenda di cui da tempo si sa tutto, fin nei minimi dettagli, e che, ahimé, verrà accolta dal pubblico televisivo, del tutto ignaro del complesso intreccio della vicenda, in una versione approssimativa e facilona che ha ben poco da spartire con un resoconto veritiero. Peccato che, per ricostruire la vicenda, ci sia chi in passato si è consumato gli occhi sui documenti, chi s’è dovuto destreggiare tra le aule dei tribunali, chi ha trascorso le nottate a rimettere insieme i frammenti dei vari racconti per restituire al mondo dell’alpinismo la “verità storica” sui fatti di quei giorni ormai lontani. È solo una fiction, dirà qualcuno. Certo che sì. Però bisogna intendersi: nessuno pretendeva la fedeltà totale all’ambiente (a proposito: un salto in Pakistan per girare25016515 qualche sequenza costa quanto una vacanza estiva a Rimini). Si sarebbe accettato tutto, anche i ghiacciai austriaci al posto del Baltoro e del Godwin Austen, a fronte di una storia plausibile. Che invece non si è vista se non in rari frammenti del lungometraggio. E non si può nemmeno dire che la vicenda sia stata raccontata in maniera tendenziosa appoggiando la tesi ufficiale piuttosto che la versione di Bonatti, poi accertata come rispondente alla realtà. Macché. È solo un guazzabuglio senza capo né coda, con smargiassate, scene davvero poco probabili, assurdità, dialoghi che lasciano il tempo che trovano e passaggi logici scalcagnati. Come quando Desio si trova a contraddire Ata Ullah, l’ufficiale di collegamento, e il portatore Mahdi, sul possibile arrivo del monsone. Che il monsone non la faccia da padrone in Karakorum, da quelle parti lo sanno anche i bambini. Figurarsi se non lo sapevano i baltì o i portatori hunza (a proposito, Mahdi era un portatore hunza particolarmente resistente alle alte quote, non il sirdar della spedizione). E non mi si venga a dire che una fiction ha dei limiti invalicabili. Le storie si possono raccontare anche in un altro modo, basta saperci fare.

15 Commenti

  1. Renzo Bassi

    Bravo Roberto, concordo pienamente con il tuo giudizio. Davvero una pagliacciata da tutti i punti di vista. Rifugiarsi dietro una fiction per stravolgere quello che è ormai storia, una verità per la quale Walter ha combattuto e sofferto per 50 anni è vergognso. Speroche il mondo alpinistico mandi una segnale forte di ribellione a tutto questo.
    Grazie

  2. Salvo Giani

    Caro Roberto non ho commenti da fare…. Mi sembra che tu sia stato abbastanza chiaro e deciso….” Più che una brutta Fiction, è stata una brutta finzione su di una Storia che come hai accenato tutti conoscono nel mondo dell’alpinismo”…. Peccato solo che il Regista di questa pagliacciata non possa leggere quanto hai scritto!!!!

  3. Guido Bordone

    Inguardabile, in alcune scene ridicolo.
    Come andare ora a spigare che l’alpinismo non è quella cosa lì ? (perchè ora molti penseranno che l’alpinismo è quello : l’ha detto la televisione !)

  4. Ciao Roberto (sono Caio….).
    Io ho guardato la fiction con tutta l’indulgenza possibile. Senza pretendere la precisione di un documentario per gente che va in montagna, senza soffermarmi sulle location, sull’abbigliamento e su altri dettagli… e ben capendo la differenza che corre tra uno sceneggiato e un film. Cio’ detto la delusione (e anche il fastidio) e’ stato tanto. I personaggi sembravano delle caricature da avanspettacolo, la recitazione sconcertante, la sceneggiatura improbabile e il casting imbarazzante. Come hai gia’ sottolineato tu, vedere un Riccardo Cassin piu’ alto di qualsiasi altro alpinista del gruppo e’ ridicolo e questa gia’ la dice lunga sul rispetto della storia e dei suoi interpreti. Sul Bonatti “televisivo” stendo poi un velo pietoso…… praticamente un guitto presuntuoso e spocchioso.
    Un’altra occasione sprecata.

  5. Silene Bubbolina

    Completamente d’accordo. Senza scendere nei particolari, cosa che solo la competenza di Mantovani permette, mi limito a dire, come ho già scritto altrove, che la sceneggiatura è penosa, la recitazione da fotoromanzo. Inguardabile, non solo per gli appassionati di alpinismo.
    Sulla Rete, da Facebook a Twitter, il parere è unanime: quella che si annunciava come una produzione di punta di RaiFiction (la corazzata Potemkin?), «è una cagata pazzesca», per citare Fantozzi.

  6. Cavolo concordo, “una cagata” è stato il mio commento prima ancora che finisse. Poi anche dal punto di vista nivo-geologico:
    scene girate su rocce calcaree (rocce sedimentarie in cima al K2? non ci credo nemmeno morto, non si trovano nemmeno sulle più alte cime delle alpi), dove non c’era la roccia, a campo 8, si vede sotto l’erba secca, a campo 8 del k2 l’erba? Poi roccie completamente pulite senza verglas? La neve trasformata, sulla cima del k2, come la nostra primaverile, compagnoni e Lacedelli che oltre campo 9, trovano già le tracce (nella scena in cui Compagnoni ha le allucinazioni e vede la moglie che lo perdona). Per non parlare del gesto tecnico degli atleti (la scena in cui Bonatti trattiene Lacedelli che scivola e quindi fan pace) ma nemmeno un principiante iscritto ad un corso base, quelli erano i più forti scalatori del mondo.
    Delusione, poteva invece essere una figata pazzesca.

  7. marco

    Teribbbbbile, proprio scritto così. Come dicevano gli alpinisti bergamaschi in romanesco. Lebbbbbombbbole. Ma da dove sono usciti questi sceneggiatori?

  8. Gianluca

    Indecente. Poteva essere un’ottima occasione: invece personaggi ridicoli, totale irrealtà rispetto all’andar per monti, assenza di senso storico, davvero ZERO sia con riferimento alla storia che alla montagna. Se questa è la montagna degli italiani preferisco dichiararmi apolide.
    Chi ne è stato responsabile in Rai?

  9. Giulia

    Nemmeno una minima cura in nulla, dagli accenti ai movimenti (Bonatti saliva al campobase e sembrava stesse facendo una passeggiata in Trastevere…). Ma il dramma è che queste schifezze le fanno coi nostri soldi. Vergognoso!

  10. Flavio

    Una fiction non dovrebbe mai essere vista dagli esperti del settore tecnico che tratta o dell’ambiente nella quale è insertita. Mi domando cosa pensino i medici di “Un medico in famiglia”, le suore di “Che Dio ci aiuti” o le guardie forestali e i poliziotti di “A due passi dal cielo”, solo per citare gli ultimi prodotti RAI.
    In altre parole, probabilmente questa fiction non è peggio delle altre: il problema è che ha voluto presentare una vicenda reale ben conosciuta e di cui molto si è parlato (anche troppo).
    Del resto, anche nel film originale del 1954 non mancano le inesattezze e i motivi di critiche, per non parlare del commento che, benché opera di Igor Man, è oggi inascoltabile…

  11. Ciao Roberto!
    non si può non essere d’accordo con quanto hai scritto su quella orribile soap opera, dove tutto e tutti sono ridotti a caricature. Gli alpinisti che sembrano bamboccioni deficienti, Bonatti che racconta barzellette (ma quando mai? era l’uomo più taciturno della terra!), Ardito desio che sembra un eroe. E Cassin, come un cow boy? Per non poarlare di alcune perle “tecniche” tipo l’hunza vestito al campo 7 come in valle, Fantin che arriva al campo 6 con borsetta a tracolla, mazzetta da roccia a ciondoloni su cresta nevosa a 8000 m, sicura di Bonatti a Lacedelli tenedogli la manina, erba che spunta dalla neve anche oltre gli 8000.
    Sai che anche io ho avuto occasione di conoscere, scrivendone, molti di loro. Ho conosciuto Cassin, Lacedelli, Compagnoni, Bonatti, Desio.
    Vederli trasformati in caricature di loro stessi mi ha messo una tristezza infinita.
    Aldo

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