In grotta per sperimentare lo spazio cosmico

20131101_171614Scendere nelle viscere del sottosuolo, per imparare a muoversi nello spazio intorno al pianeta. Potrebbe sembrare uno slogan pubblicitario, ma è un metodo che funziona. Ne sanno qualcosa gli astronauti dell’ESA, l’Ente spaziale europeo, che insieme ai colleghi degli altri Paesi interessati al progetto della stazione spaziale internazionale, da tre anni si affidano agli speleologi per sperimentare, sottoterra, in una realtà “aliena”, un’esperienza di vita e di lavoro. Sei candidati a salire sulla stazione spaziale, che viaggia intorno al globo a un’altezza di 400 chilometri dalla superficie terrestre e alla velocità di circa 28.000 chilometri orari (ogni giro intorno al nostro pianeta dura solo 90 minuti e si ripete per 16 volte al giorno),  simulano – in parte, ovviamente – la loro futura esperienza20131101_172550 nello spazio cosmico). E lo fanno calandosi nel complesso ipogeo sardo di Sa Grutta Su Bentu, nella Valle del Lanaittu, nel Supramonte di Oliena. Là sotto, intorno alle radici delle montagne, si trovano avvolti in un mondo buio e profondo capace di riproporre gli stress e le difficoltà a cui sono sottoposti i cosmonauti nello spazio. Deprivazione sensoriale (niente odori né rumori), scomparsa dei ritmi circadiani, visione limitata (nello spazio, dal casco; in grotta, dal fascio di luce della lampada), progressione tridimensionale (nel sottosuolo non si cammina su un pavimento stabile e sicuro e ci si muove in tutte le direzioni, oltre che in orizzontale). Nel sottosuolo, gli uomini dello spazio (anche chi ha già volato, come l’italiano Paolo Nespoli) si allenano a muoversi utilizzando costantemente le due longes (fuori dalla stazione, se non ci si ancora, ci si perde nello spazio), a fare fotografie in condizioni difficili, ad eseguire prelievi ed esperimenti di biologia, microbiologia, geologia e sulle caratteristiche ambientali.

L’esperienza in grotta degli astronauti è stata di recente illustrata in un video proiettato a Casola Valsenio da Loredana Bessone, responsabile del progetto Caves dell’ESA, l’ente spaziale 20131101_172540europeo, dallo speleologo Francesco Sauro e dal professor Jo de Waele, in occasione dell’annuale incontro internazionale degli speleologi. Tutti i partecipanti al corso in Sardegna, allievi, speleologi, coordinatori tecnici e responsabili hanno parlato di esperienza straordinaria. In un passaggio del filmato proiettato sullo schermo del cinema Senio di Casola, l’astronauta Mike Barratt, ripreso durante il training nella grotta sarda, ha dichiarato: «Se fossi si Marte, credo che mi sentirei come mi sento adesso, qua sotto, di fronte a un paesaggio come questo».

Per gli speleologi, il lavoro nell’ipogeo di Su Bentu è stata anche l’occasione di far conoscere ai professionisti dello spazio una regione del mondo in cui si può ancora avvicinare davvero l’avventura, oltre a sperimentare nuove strumentazioni valide anche sotto terra. All’incontro di Casola è mancato Paolo Nespoli, con cui era previsto un collegamento da Houston in Texas. L’astronauta italiano è stato infatti trattenuto in ospedale dal parto della moglie. In piena conferenza è arrivata però una sua mail che annunciava l’arrivo di un maschio. Simulando il gergo degli speleologi diceva, testualmente: «Nato ore 17.38, alla faccia della strettoia».

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