Il sassolungo conteso

Dolomiti Superski. Nella parte destra di una pubblicità del gigantesco domaine skiable troneggia la sagoma del Sassolungo. E fin qui, affari loro. Ma in basso, nella parte sinistra dell’immagine, campeggia il logo della Fondazione Dolomiti Unesco. Peccato che il Sassolungo non sia inserito tra le vette tutelate dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Nel cuore dei Monti Pallidi, infatti, c’è un settore, non compreso nell’area del World Heritage, in cui sorgono sia il Sassolungo sia il Sass Pordoi. Secondo alcuni, Dolomiti Superski avrebbe utilizzato impropriamente il nome e il logo dell’Unesco per pubblicizzare un’area che non rientra nella mappatura dei siti tutelati. Nei giorni scorsi la polemica si è fatta rovente. Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness, ha inviato alla Provincia di Bolzano una dura lettera sull’utilizzo inappropriato del marchio Unesco, e la vicenda è rimbalzata su “Repubblica”di mercoledì 5 dicembre, oltre che sui quotidiani locali. Sostiene il presidente dell’associazione ambientalista: «Ci sono voluti più di tre lustri di battaglie contro l’indifferenza della classe politica, le manovre dilatorie delle province interessate, la diffidenza delle popolazioni locali e l’ostilità degli imprenditori che pilotano il turismo di massa, per giungere a ottenere dall’Unesco il riconoscimento delle Dolomiti come Monumento del Mondo. Un successo importante ma parziale. Infatti alcuni famosi gruppi montuosi dolomitici sono stati esclusi da quella prestigiosa qualifica perché  si temeva che il loro inserimento avrebbe ostacolato l’ulteriore sviluppo delle infrastrutture in quota necessarie per ampliare all’infinito il lunapark dello sci di discesa. Ora vedo che la pubblicità di Superski Dolomiti, mentre disinvoltamente si appropria del marchio delle Dolomiti Monumento del Mondo, pone sullo sfondo l’immagine del Sassolungo: una delle grandi vette che non sono entrate a far parte del sito Unesco proprio per colpa dell’opposizione della Provincia di Bolzano e degli stessi dirigenti di  Superski Dolomiti. Una bella faccia tosta». Su “Repubblica”, il direttore marketing di Dolomiti Superski, Gerhard Vanzi, parla però di un accordo con la Fondazione Unesco per usare il marchio sul materiale pubblicitario. E aggiunge che la loro intenzione è di promuovere tutte le Dolomiti, senza fare questioni di confine. Ma Pinelli contrattacca: «Dolomiti Superski, rispondendo a una denuncia della nostra associazione, ha sostenuto sulla “Repubblica” di ieri che l’esclusione del Sassolungo e del Sass Pordoi dalla qualifica di Monumenti del mondo dell’Unesco deriva dal fatto che quei gruppi montuosi non facevano parte delle lmergenze naturali già protette da provvedimenti di tutela ambientale, condizione che l’Unesco riteneva opportuna. L’affermazione è inesatta. Il Sassolungo rientra nelle zone Sic (Site of Community Importance, direttiva  92/43 Cee), condizione che l’Unesco ha sempre considerato come sufficiente. Tant’è vero che – su pressioni di Mountain Wilderness – vennero inclusi tra i Monumenti naturali del mondo tanto il Catinaccio quanto il Latemar, entrambi siti Sic. Di conseguenza la responsabilità dell’esclusione del Sassolugo ricade interamente sulla provincia autonoma dell’Alto Adige, pilotata dagli interessi degli impiantisti». Come finirà. Al momento la polemica è rovente. Si arriverà a una mediazione tra ambientalisti e Dolomiti Superski come è avvenuto per altre vicende ambientali importanti, come nel caso della Marmolada?

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