Il Lagorai arrampicato

Una bella iniziativa. Sabato scorso, nel Parco delle Terme di Levico (TN), in occasione dell’apertura dei mercatini di Natale, è stata inaugurata la mostra Obiettivo Trentino Fototrekking, visitabile fino al 6 gennaio 2013. Il fotrek è un rilevante evento fotografico a cadenza annauale, organizzato e curato da Daniele Lira e giunto ormai alla sesta edizione. In occasione di ogni edizione, un noto fotografo italiano viene invitato ad accompagnare un gruppo di allievi in una zona della provincia di Trento, e i risultati della ricerca fotografica condotta dai partecipanti trovano spazio su un prestigioso catalogo, pubblicato da Trentino Marketing e Apt Trentino. Quest’anno l’iniziativa è stata dedicata a Valsugana, Lagorai, Terme e Laghi. Il testo e le fotografie di questo post (tutte di Daniele Lira), tratte dal capitolo «Lagorai arrampicato – Il segreto della natura», sono contenute nell’ultimo catalogo del Fototrekking.

Fotografia di Daniele Lira

 di Clara Lunardelli – Il tema infinito dell’uomo nel paesaggio è da sempre declinato dall’arte. L’uomo, alla ricerca perenne del senso dell’esperienza, non ha mai smesso di contendere ragioni e soluzioni alla natura, sia quando deve piegandosi, sia quando riesce a emanciparsi.

In queste immagini il paesaggio-ambiente ci appare come luogo primordiale incorrotto, e la figura dell’essere umano – generalmente non abituata a percepire limiti superiori ai propri – si muove al suo interno secondo una relatività che in altri contesti tende a scomparire. Attaccato alle rocce come alla madre, il figlio misura le sue doti, se ne esalta e se ne pacifica al contempo.

Il paesaggio, dai colori freddi, è aspro e spigoloso, quasi lunare. Ricorda la sensazione che gli antieroi di Jack London devono aver provato nelle profondità delle foreste innevate: senso di meraviglia, silenzio, solitudine, dispersione delle domande del quotidiano a fronte dell’imponenza della natura – a seconda dei casi magnifica, ostile, protettiva – davanti alla quale abbandonarsi, o essere chiamati alla sopravvivenza.

Nella comoda oasi urbana che l’uomo si è ricavato sul globo terrestre, cova, come un borbottio di humus primitivo, uno spirito di ricongiunzione nei confronti di quella natura che lo ha generato. Un bisogno che, per essere appagato, deve rifuggire l’antropizzazione e scovare spazi incontaminati e pratiche, come il bouldering, che costringono a ingaggiare una lotta ad armi pari, non favorita da strumenti o artifici.

In questo rapporto di odio-amore, che si traduce al contempo in sfida e riparo, uomo e natura non possono che offrirsi reciprocamente nudi. Coesistenti e asimmetrici, riscoprono un legame ineludibile e che nella storia hanno entrambi alternativamente subìto. Testimoni e portatori di un senso di purezza, solo apparentemente sembrano contrapposti: l’uno ricerca levità, emancipazione, l’altra è fatta di radicamento e resistenza; l’uno tende all’ascesa, l’altra è simbolo di caduta gravitazionale. Ma entrambi confermano che un incrocio delle direzioni è apice di vitalità.

A una lettura più profonda, di tipo psicanalitico, queste immagini offrono perfino la possibilità di vedere l’intimo rapporto che l’arrampicatore instaura con la roccia come il temporaneo placarsi della sete di ripristinare il collegamento primordiale con quella natura-madre che ad un certo punto ha rigettato il proprio figlio. Arrampicare in quel modo sul Lagorai selvaggio significa allora non accettare il destino di figlio estromesso, e tentare – invano – di violare il confine dell’espulsione.

Fotografia di Daniele Lira

Comunque sia, nel dialogo silenzioso e potente con la natura, l’uomo trova la voce inalterabile di una madre paziente e reattiva, la quale racchiude la forza delle origini che tutti noi, nell’assordante ritmo quotidiano cittadino, tendiamo ad ignorare.

Non si tratta quindi banalmente di sfida, ma di recupero del senso dell’esperienza e di lucida valutazione del proprio ruolo, così come – metaforicamente – di quello dell’intera comunità umana nell’ambiente. Allora il progredire verso l’alto gode del massimo grado di vitalità ed equilibrio, alla imprescindibile condizione che l’uomo non si ponga inavvedutamente al di sopra dei propri limiti, prevaricando con la conquista ciò che lo circonda. Nulla infatti gli appartiene, se non la consapevolezza del sé. È questo il segreto della natura.

 

5 Commenti

  1. Vinicio Vatteroni

    Indubbiamente una bella iniziativa culturale.
    Clara Lunardelli ha sapientemente e intelligentemente descritto – con grande sensibilità e profondità – il tema.
    Complimenti!

  2. Paola

    Una bella iniziativa.
    Sono d’accordo con l’analisi della Sig.ra Clara Lunardelli.
    Ritengo però che la sua conclusione “Nulla infatti gli appartiene, se non la consapevolezza del sé” sia riduttiva.
    Vero è che all’uomo appartiene il suo corpo, “la consapevolezza” come “la coscienza” sono solo “accessori” del suo corpo materiale. Appartenendo all’uomo il suo corpo materiale – ed essendo questo parte del tutto (fuori del tutto vi è solo il nulla), il tutto gli appartiene. Noi apparteniamo al tutto e contemporaneamente il tutto ci appartiene. Solamente il NULLA non può appartenerci.

  3. Vinicio Vatteroni

    Interessante quanto espresso da Paola.
    Mi ha fatto ripensare a Goethe. Questi affermava: “nella Natura vivente nulla accade che non sia in rapporto col tutto”.

  4. Vinicio Vatteroni

    Non possiamo esimerci da riflettere sul pensiero di Pascal:
    “Che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla in confronto all’infinito, un tutto in confronto al nulla, un qualcosa di mezzo fra nulla e tutto.”

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