Guerra sopra le nuvole

di Roberto Mantovani. 135 morti – 124 soldati e 11 civili, tutti pakistani – travolti pochi giorni fa da un’enorme valanga nei pressi del ghiacciaio Siachen, il più esteso del Karakorum, sul confine tra India e Pakistan. Un intero battaglione di fanteria spazzato via durante il sonno. Una tragedia. Le operazioni di soccorso sono scattate subito, ma è difficile che si riescano a trovare superstiti: la massa di neve e ghiaccio che si è abbattuta sopra il campo militare di Gayari aveva un fronte alto poco meno di trenta di metri e una superficie di circa un chilometro quadrato. L’altro giorno è giunto sul posto anche il capo dell’esercito pakistano, il generale Ashfaq Parvez Kayan. Tutte le forze disponibili sono state mobilitate, e nell’area sono giunte anche squadre specializzate provenienti da altri Paesi.

Ma che ci facevano tutti quei soldati a 4500 metri di quota? La guerra. Anche se oggi gli attriti tra India e Pakistan sembrano diminuiti, lassù si combatte da quasi trent’anni, dall’aprile del 1984, da quando il generale M.L. Chibber ordinò a unità scelte dell’esercito indiano di occupare i passi più importanti della Saltoro Range, tra cui il Sia La (5700 m) e il Bilafond La (5547 m), che dominano da ovest il ghiacciaio Siachen. La manovra – una risposta a sorpresa ai pakistani, che continuavano ad autorizzare l’accesso di spedizioni alpinistiche nella zona, come se il ghiacciaio fosse sotto loro controllo – diede inizio a quella che è stata definita la “The War above the Clouds”, la guerra sopra le nuvole. In certi periodi i due fronti videro la presenza di 10.000 militari intenti a combattere tra loro anche tra i 6000 e i 7000 metri. Un conflitto assurdo, dai costi esorbitanti, che in entrambi gli schieramenti ha causato finora la morte di più di 4000 uomini (qualcuno dice 5000), per lo più a causa dei congelamenti e delle valanghe. Ma perché tanta distruzione e morte per un ghiacciaio? Per diversi motivi.

Il primo, il più evidente, ha le sue radici nella storica divisione del British Raj in due stati indipendenti, l’India e il Pakistan. Dopo il 15 agosto 1947, quando Londra si ritirò dalle sue colonie del subcontinente asiatico, la tensione tra le comunità musulmane, i sikh e il mondo indù si trasformò in una guerra feroce e sanguinosa, con grandi spostamenti di popolazioni, eccidi, rivolte, vendette. Il Kashmir, in particolare, abitato in prevalenza da musulmani ma governato da un mahrajah indù, si trasformò un focolaio perenne di guerra. Due anni più tardi, le Nazioni Unite imposero ai contendenti un cessate al fuoco e stabilirono sulla carta una “linea di controllo” che diventava però vaga verso il confine cinese e si arrestava sulla coordinata NJ9842. Nel 1965 e nel 1971 India e Pakistan tornarono a combattere tra loro. Nel 1972 fu poi stabilita di comune accordo una nuova linea di demarcazione tra i belligeranti (l’Actual Ground Position Line, che non è un vero e proprio confine). Ma anche in questo caso, il confine tra la coordinata NJ9842 e la frontiera cinese non fu definito con precisione: si fermava a sud della catena Saltoro, lasciando ben poche certezze sull’appartenenza del ghiacciaio Siachen, posto tra la catena principale del Karakorum, a ridosso della Cina, e la giogaia del Saltoro, a ovest.

Da allora, ai due lati della linea di controllo si installarono, anche ad alta quota, militari indiani e pakistani. Nelle postazioni più elevate, oltre i 6000 metri, ancora oggi controllate persino d’inverno e dotate di pezzi di artiglieria pesante, i soldati rimangono per periodi limitati, al fine di evitare danni permanenti dovuti all’altitudine. Vivono per lo più in igloo di vetroresina riscaldati con stufe a cherosene, in condizioni spesso precarie. Nel 2003 ci fu un nuovo cessate il fuoco tra India e Pakaistan, ma la situazione continuò a rimanere instabile, anche se le violazioni dell’accordo tra i Paesi belligeranti furono relativamente poche. Attualmente il conflitto è in fase di stallo, ma l’intera area continua ad essere in mano ai militari e la politica non è per ora riuscita a mediare la contesa territoriale.

C’è però anche un altro motivo, spesso taciuto, che aiuta a spiegare il motivo della guerra del Siachen. Ed è proprio la presenza dell’immenso ghiacciaio, che rappresenta un formidabile serbatoio idrico per le popolazioni indiane.

 

 

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