Genialità montanara

di Margherita Griglio – L’amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha annunciato la fine dello storico marchio Lancia la cui produzione sarà ridotta o eliminata perché, ha detto, “la gamma non ha più appeal”.

Ma la Lancia, nei fatti, non era già più Lancia sin dal 1956 quando venne acquistata dalla società della famiglia Pesenti (contratto  perfezionato nel 1958)  e poi ceduta, nel 1969, alla Fiat.  Una brillante storia industriale italiana finita male ma iniziata, con genialità, in montagna.

A Fobello, per l’esattezza, nella Valsesia segnata dal Monterosa (Piemonte), paese nel quale la famiglia Lancia ha radici secolari: qui, nella grande villa che domina il borgo, il 24 agosto del 1881, nasce Vincenzo Lancia che subito dimostra un’intelligenze irrequietezza.  Suo padre, Giuseppe, è tra i primi commercianti di carne in scatola, fa grandi affari con l’esercito e sponsorizza gli spettacoli di Buffalo Bill a Torino. Per Vincenzo immagina un futuro di  avvocato o  ragioniere e per questo la famiglia si trasferisce a Torino acquistando un grande palazzo. Niente da fare. A diciassette anni Vincenzo entra nella fabbrica di biciclette dei fratelli Ceirano che  si trova nel cortile del palazzo in cui abita: i Ceirano, originari di Cuneo, all’alba del Novecento costruiscono la prima autovettura, la Welleyes. Un successo che fa gola alla Fiat che quindi acquista la Ceirano con tutte le maestranze. Vincenzo Lancia diventa collaudatore e poi pilota per la neonata squadra corse della Fiat: la prima vittoria è a Padova  nel 1900. Cinque anni dopo è negli Stati Uniti per la coppa Vanderbilt dove ha uno straordinario successo: i giornali parlano di lui e viene anche realizzato un gioco per bambini che ne porta il nome.

Nel 1906 Lancia fonda la sua fabbrica, a Torino in Borgo San Paolo, dalla quale due anni dopo esce la prima auto, l’Alfa, e  Vincenzo smette di gareggiare. Lancia ha 25 anni, un fisico possente e gusti forti che ne denunciano le origini montanare e, del resto, è legatissimo al suo paese dove trascorre tutto il tempo possibile con la sua famiglia. Il nuovo industriale automobilistico ha idee chiare: le sue auto devono essere non soltanto perfette meccanicamente ma anche belle, eleganti, confortevoli e soprattutto devono essere innovative. Così esce la Lamba la prima automobile al mondo con scocca portante: se ne producono 13.000 esemplari con una significativa esportazione in Australia. Nel 1911 c’è la Theta: la fabbrica si amplia, il lavoro aumenta così come le commesse. Fulcro centrale dell’industria è la progettazione, la sperimentazione delle idee: l’Augusta, nel 1933, ha la carrozzeria portante, mentre il modello successivo – l’Aprilia –   è la prima auto con le quattro sospensioni indipendenti.  Si racconta che per il collaudo delle sospensioni Vincenzo Lancia salisse e scendesse il lungo viale che portava alla famiglia di Fobello, fino a trovare la giusta soluzione.

Purtroppo però non ne vedrà la commercializzazione: morirà nel 1937, a 56 anni. La guida della fabbrica passa alla moglie e al il figlio Gianni, ingegnere meccanico, il cui capolavoro è l’Aurelia, simbolo dell’Italia ruggente del dopoguerra, celebrata nel film “Il Sorpasso” (1962) di Dino Risi con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. E’ la prima auto al mondo col motore 6 cilindri a V (ancora adottato da grandi industrie) e propone una gamma di modelli portentosi come l’Aurelia B20 GT 2500.

La storia della Lancia procede, con alterne fortune, nelle gestioni Pesenti e Fiat ma è soprattutto nel mondo dei rally che il marchio è famosissimo: per vent’anni, dal 1972 al 1992, è ai vertici dei campionati mondiali, europei, nazionali come piloti come Munari, Biasion, Kankunen, Cerrato. Poi, improvvisamente,  la Fiat decide l’abbandono delle gare. Un declino annunciato.

A Fobello il ricordo della famiglia Lancia è molto forte e, naturalmente, in particolare quello per il geniale Vincenzo la cui tomba è visitata continuamente da appassionati di tutto il mondo. Così come il museo allestito dal Club Valsesia Lancia Story, ricco di documenti,  e la grande villa con il suo leggendario viale – percorso di prove.  La Comunità Montana, nel 1996, in occasione del 90° di fondazione della casa automobilistica, ha istituito un premio dedicato a Vincenzo Lancia che viene assegnato ai valsesiani che si sono distinti nel mondo in vari campi.

Chissà se l’ing. Marchionne è mai salito quassù, a Fobello. La genialità può essere contagiosa, a volte.

Un commento

  1. Charly

    Questo articolo mi ha letteralmente commosso, facendomi scoprire risvolti inediti (per me). Non sono un abile guidatore, anzi…., ma in età giovanile sono stato un appassionato di rally, da lettore delle riviste specializzate, e sono tutt’ora un appassionato di montagna e di “piemontesità”…… Sono un cultore della biodiversità umana, quindi mi situo sull’estremo opposto dell’ideologia “globalizzante” che domina, oggi, il mondo degli affari, e non solo. Una decisione come quella citata sanziona, a suo modo, una specie di “fuga di cervelli”, quelli appunto della famiglia Lancia. Che peccato! Manteniamone almeno il ricordo, con scritti di pregio come questo. Complimenti!

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