Franco Perlotto l’indio

IndioGiovedì 6 febbraio, alle ore 18.30, alla libreria La Montagna di Torino (via Sacchi 28 bis) Franco Perlotto presenta Indio (Alpine Studio Editore, 126 pag., 14 euro). Ne discuteranno con l’autore i giornalisti Irene Cabiati, Roberto Mantovani e Roberto Thoeni. Indio è un libro che Perlotto ha tenuto nel cassetto per quasi trent’anni. Un romanzo che trae spunto da fatti realmente accaduti e ha il sapore della spy story. La narrazione nasce dall’incontro di Perlotto con il protagonista del romanzo, Urimàn, al secolo Bruno Gramolòn, soprannominato Indio dagli indigeni Pemòn. La vicenda si svolge in Venezuela, nel cuore foresta più grande del globo. Sullo sfondo della grande wilderness dell’America Latina, di una rivoluzione che non si farà mai e del progetto di una grande nazione indigena dell’Amazzonia, Gramolòn, un tempo mite insegnante di matematica in un paesino del Vicentino, si muove come un attento stratega, inseguendo il mito di Simon Bolivar, spacciandosi prima per cartografo e poi per coadiutore missionario. Alle spalle del protagonista, però, c’è una dolorosa storia di famiglia.

Franco Perlotto, noto per essere uno degli “inventori” del free climbing, ha visitato una cinquantina di paesi in tutto il mondo e ha scalato un gran numero di pareti, molte delle quali da solo. Ha vissuto per tre anni con gli indios Yanomami nella foresta brasiliana e per quattro anni ha coordinato un programma del Ministero degli Esteri contro gli incendi forestali in Amazzonia. Ha operato in missioni umanitarie in Afghanistan, Palestina, Ciad, Bosnia, Zaire, Rwanda, Sudan, Congo, Sri Lanka e Brasile.

 

2 Commenti

  1. Ogni tanto ritornano… questo usato modo di dire si addice a Franco Perlotto, che dopo anni di silenzio riappare e in che maniera brillante, con questo suo libro.
    Indio è veramente un’opera appassionante, nella quale Perloto si rivela l’ideale continuatore dei libri di Alfonso Vinci, il grande geologo-esploratore-alpinista-partigiano detto, non a torto, l’ Indiana Jones della Valtellina, che neglin anni ’50 del secolo scorso visse la corsa ai diamanti nell’Orinoco.
    Stessi luoghi, personaggi analoghi, stile letterario che si avvicina tanto, al punto che Indio può persino sembrare la naturale prosecuzione di Diamanti, forse il più bel libro di Vinci…
    L’opera di Perlotto è armonica con quella di Vinci ed è ben lontana dall’esserne una mera rielaborazione a tavolino, come è capitato ultimamente, lui ha vissuto in questi luoghi, ne ha calcato le orme, ha conosciuto le popolazioni e i luoghi già descritti dal grande geologo, ha mescolato le azioni con le proprie esperienze personali, anche se alcuni decenni dopo, ha vissuto le esperienze di Vinci, che l’autore ha avuto la fortuna di conoscere e col quale si è confidato.
    Questo libro è vivo, le vicende, pur se di fantasia, potrebbero essere vere e probabilmente lo sono pure in parte, esso non fa che rilanciare l’opera di Alfonso Vinci che merita veramente di essere conosciuto, sia con la riedizione dei suoi bellissimi libri tipoDiamanti a Samatari, che con una “vera” biografia, le romanzature e gli sceneggiati forse vanno bene per la TV, ma uno come lui merita di molto meglio…
    Bravo Perlotto, provaci ancora!

    1. Direttore

      Quella di ieri sera, giovedì 6 febbraio, è stata una bella presentazione. C’erano parecchi amici, Perlotto non veniva a Torino da molto tempo (almeno in maniera ufficiale). Si è parlato di Amazzonia, di Sudamerica, di alpinismo e di arrampicata. Inoltre il libro è bello e ti inchioda. Perlotto, che aveva scritto il suo primo romanzo nel 1996, è diventato un bravo narratore. Così ce ne siamo andati via soddisfatti.

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