Far casa in montagna

Nel territorio dei 553 Comuni montani piemontesi sono disseminate oltre 20mila baite. Vecchi edifici rurali, ristrutturabili con interventi più o meno radicali. È uno dei grandi lascito della civiltà alpina tradizionale. Un vero tesoro che, tenendo conto di diversi e importanti esempi di recupero già messi in atto, potrebbe collocarsi con successo su un mercato nazionale e internazionale. Baite, case, ricoveri, vecchie fortificazioni, stalle, intere borgate, spesso di proprietà di privati, ma anche direttamente dei Comuni, oggi possono tornare a vivere grazie all’impegno di imprese e di gruppi di professionisti, con investimenti mirati, ma anche innovative operazioni di marketing territoriale. «In molti Comuni

Nel solo Piemonte montano, il patrimonio edilizio comprende oltre 20.000 baite da ristrutturare.

montani del Piemonte» racconta Lido Riba, il presedente dell’Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, «assistiamo a un “ritorno” da parte di persone che erano emigrate nei decenni del dopoguerra. Gente che abbandona le città o il fondovalle, per risalire in zone montane dove ha acquistato e ristrutturato case abbandonate. Molto spesso sono giovani che insediano nuove imprese, non soltanto agricole, artigianali o turistiche, ma anche collegate alle nuove tecnologie.

A tale proposito, l’Uncem Piemonte ha di recente presentato il bando per il programma di Recupero e rivalutazione delle case e delle borgate montane del Piemonte. Entro il 31 luglio 2012, la Delegazione piemontese dell’Uncem raccoglierà le manifestazioni di interesse da parte di Comuni, Comunità montane, privati, imprese edili, progettisti, professionisti del settore (ingegneri, architetti, geometri), operatori immobiliari che possono presentare programmi per la rivitalizzazione architettonica, economica e sociale di aree marginali. In particolare, si intende favorire il collegamento tra imprese ed enti locali per valorizzare il patrimonio edilizio delle Terre Alte.

In queste direzioni – spiegano all’Uncem – sono andate molte misure del Programma di sviluppo rurale 2007-2013, come la 322 per il recupero di borghi abbandonati. «La misura 322 ci ha dato spunto per costruire il bando» puntalizza Riba. «Oggi non è più attiva, ma possiamo trovare nuove forme di rapporto tra Comuni e imprese. A sostenere questa operazione, abbiamo coinvolto l’Istituto di Architettura montano nato all’interno del Politecnico di Torino e coordinato dall’architetto Antonio De Rossi. La stima dei costi, ci permette di prevedere investimenti di 500-1000 euro al metro quadrato per la ristrutturazione di baite che oggi hanno un valore di acquisto iniziale compreso tra i 10mila e i 20mila euro. Completamente ristrutturata, all’interno di una borgata che “torna a vivere”, una casa può essere venduta a 100mila, 150mila euro. Naturalmente è possibile l’accesso ai contributi per il risparmio energetico degli edifici e a quelli per le ristrutturazioni, recentemente aumentati dallo Stato». Un programma ambizioso, sollecitato negli ultimi mesi da molte Amministrazioni comunali piemontesi. «Vecchi ruderi possono acquistare valore commerciale – prosegue il presidente Uncem – sull’esempio di quanto successo alcuni decenni fa nelle Langhe, nel Chianti, ma anche nell’Ossola o in Comuni come Ostana in Valle Po e Canosio in Valle Maira. Questo programma, con il bando Uncem, risponde a una precisa vocazione del territorio. Non è più un’illusione di pochi tecnici o amministratori. Una vocazione che diventa stabile e diffusa, così da trasformare le case destinate all’estinzione a causa dell’abbandono, in un patrimonio per l’intero Piemonte, capace di muovere nuova economia, creare nuovi posti di lavoro e generare nuove imprese. Un piccolo-grande tesoro della montagna che può tornare a vivere».

Per scaricare il bando dell’Unicem: http://www.uncem.piemonte.it/upload/103_10/UNCEM_Bando_recupero_borgate.pdf   Per ulteriori informazioni: http://www.uncem.piemonte.it

4 Commenti

  1. piero c.

    Certo, giusto, è quello che ho sempre pensato. Una piccola spesa iniziale, una grande passione alle spalle e poi investimenti man mano che si può lavorando anche fai da te. Così non solo si ristruttura una delle migliaia di edifici oggi abbandonati, ma si riqualifica l’ambiente perché rivivendo in quella borgata, oltre alla baita si fanno risorgere i muretti di confine, si coltiva l’orto, si strappano le ortiche, si pulisce il bosco facendo legna per la stufa. Io personalmente ho fatto resuscitare anche i campi, che vuol dire tanta, tanta fatica, Ma così si conquista anche l’apprezzamento degli ultimi montanari che vedono così rivivere un territorio che pareva destinato al’oblio.
    L’ultima considerazione riguarda l’alternativa tra avere un anonimo alloggio in un condomio in un paese di montagna e una baita da rustrutturare. Ma volete mettere la differenza? La stessa che c’è tra il giorno e la notte. Da una parte il mondo cittadino con i suoi riti, dall’altro il ritmo vero della vita in montagna.

  2. carla

    vero bellissimo e giustissimo far rivivere le vecchie borgate
    ma non come intendete voi
    sopratutto in tempo di crisi perchè non offrire a chi è in crisi la possibilità di ricominciare da zero ad una condizione riqualificare un territorio facendo rivivere il passato e non vendendo tutto come stanno facendo i piccoli comuni alle multinazionali ed a chi già ha proprietà su proprietà datele a chi non ha nulla o sta perdendo tutto e chissà domani potrebbe tornare qualcosa di buono anche se non ha al momento nulla
    non gli si offre nulla a parte un pezzo di terra al momento incolta ed un tetto che se non mette a posto potrebbe crollargli in testa
    invece quel tetto viene ora offerto a qualcuno che domani lo rivenderà a chi potrà permettersi di sborsare 100/150.000 Euro? Ottima soluzione alla crisi secondo voi chi può permettersi cifre del genere domani andrà a vivere in montagna con i suoi disagi o asfaltiamo la montagna in maniera che possa arrivarci con il suo SUV?

  3. Direttore

    Gent. sig.ra Carla,
    grazie per l’attenzione con cui ci segue. Temo tuttavia che non ci sia capiti. Nessuno di noi sta dalla parte né dei Suv né delle multinazionali. Abbiamo solo informato i lettori di un tentativo di recupero delle vecchie case abbandonate (che spesso hanno ancora dei proprietari) da parte dell’Uncem. Ma non si tratta né di una svendita né di una proposta di acquisto al miglior offerente. La preghiamo di leggere con attenzione il bando, perché probabilmente con quel “Voi”, lei ha sbagliato bersaglio: noi non vogliamo affatto che la montagna sia svenduta. Ci piacerebbe invece che case e fondi agricoli di montagna fosse recuperati sulla base della loro reale vocazione. Le vecchie baite, infine, checché se ne creda, spesso hanno ancora legittimi proprietari o sono proprietà dei legittimi eredi. Difficile, dunque, pensare a una redistribuzione dei ruderi. Si può solo, forse, evitare il totale abbandono degli edifici.
    R.M.

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