Everest no bike

Si è chiusa con un nulla di fatto la polemica che nelle settimane scorse ha sollevato le ire dei puristi della montagna. La spedizione all’Everest di “100% Brumotti” & Simone Moro si è sciolta: Brumotti ha rinunciato alla discesa dalla vetta con la bicicletta, e Moro si sta dedicando a un obiettivo alpinistico “serio”. Ma vediamo come sono andate le cose, considerando che quasi nessuno, al momento, ha ancora raccolto le ragioni di Simone.

Si fa chiamare “100% Brumotti”, ma è Vittorio Brumotti di Finale Ligure, classe 1980. Inviato di Striscia la notizia, è un ex campione mondiale di bike trial, ed è finito più volte nel Guiness dei primati. Riesce a pedalare in equilibrio sulle ringhiere dei balconi al decimo piano e a fare settantun saltelli sulla ruota posteriore della bici persino sulla sommità di Punta Cariddi, in Sardegna, 150 metri a sbalzo sul mare. E non è tutto: il signor 100% Brumotti s’era messo in testa di scendere dall’Everest, di qui a qualche settimana, con una bici da trial. Solo che sabato scorso, con un rapidissimo voltafaccia, il ministero del Turismo nepalese gli ha risposto picche. Contrariamente a quanto gli era stato assicurato in un primo momento, lo showman televisivo avrebbe potuto portare la bicicletta “solo” fino ai 7900 metri del Colle Sud. E lui, ci ha spiegato Simone Moro che abbiamo raggiunto via skype a Kathmandu, ha deciso di non infrangere la regola, anche se aveva già pagato profumatamente il permesso di salita (e di discesa).

Il motivo del veto governativo? Una polemica, scoppiata pochi giorni prima: pare che un’azienda americana abbia messo in vendita degli orologi che mostravano, incastonati nel quadrante, frammenti di pietre trafugate sulla cima dell’Everest. Di lì, il divieto di compiere stranezze sul Sagarmatha.

Brumotti voleva salire l’Everest alla corda di Moro, che gli avrebbe fatto da guida fino in vetta, e usare la bici in discesa. E fin lì, fatti suoi. Ma che c’entra l’alpinista bergamasco con “100% Brumotti”? Simone: «Vittorio è un tipo simpatico, semplice, sincero e trasparente. Ed è un atleta incredibile. Lo dico sul serio: dal punto di vista muscolare, ma anche aerobico, è davvero dotato. Così ho accettato di accompagnarlo e ci siamo preparati insieme. Ma gli ho comunque spiegato che quello che lui aveva intenzione di fare non era alpinismo, e che sulla via normale dell’Everest in primavera non si fa alpinismo da parecchi anni. Su quella via, ognuno si fa il proprio trip mentale. C’è stata gente che s’è portata sulla vetta il parapendio, una mazza da golf, un guanto da baseball, un sigaro cubano…».

Ma possibile che Moro all’Everest vada solo a fare la guida? Dopo il Nanga Parbat non c’erano progetti migliori? Simone: «Infatti: vado all’Everest per tentare qualcosa a cui tengo molto. Ma non posso ancora dire nulla, devo risolvere una serie di problemi burocratici. E non mi azzardo a dire niente, prima di aver visto il permesso con i miei occhi…».

 

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