Tragedia all’Everest

Khumbu-Icefall-close-up-3-2Un’altra tragedia. Le cifre non sono ancora precise, ma il bilancio dei morti (si parla di più di 14 decessi) è decisamente elevato. Ancora una volta, il versante nepalese dell’Everest è stato teatro di un massacro. Alle 6.45 di stamattina, un crollo di seracchi sul versante ovest del mastodonte himalayano ha innescato una valanga di grosse proporzioni che si è riversata sull’Icefall, punto obbligatorio di passaggio per il Colle Sud, e più precisamente sul Popcorn Field, a quota 5800. Il distacco ha travolto una cinquantina di persone (qualcuno però parla addirittura del doppio), in maggioranza sherpa (alcuni erano Icefall Doctors, gli addetti all’attrezzatura di quel tratto di seraccata), impegnati nella preparazione della via di salita per gli alpinisti che, fra pochi giorni, tenteranno la scalata alla cima. Gli aggiornamenti arrivano di ora in ora, e mentre scriviamo la situazione è piuttosto confusa. Ma delineano un quadro agghiacciante. Si tratta infatti della più grande tragedia capitata finora sull’Everest. Per di più, in quella zona, le operazioni di recupero sono difficili e pericolose, e il trasporto dei feriti al campo base estremamente complicato. Cos’altro possiamo aggiungere? Che è inutile incolpare il fato o la sfortuna. La forza di gravità, come sempre, in montagna assolve alle sue leggi. È sempre la presenza dell’uomo ad essere fuori luogo in certe circostanze. E le leggi del mercato aggravano la situazione. Non è una novità che il “circo dell’Everest” e il suo indotto fruttino ogni anno cifre esorbitanti. Da qualche anno sono diventati una vera e propria industria dai grandi numeri, con una clientela ormaiIMG_4141 smisurata e un folto numero di addetti ai lavori che, a fronte di guadagni promettenti, finisce per spingersi oltre i limiti del rischio. Ma sarebbe puerile riversare la colpa dell’accaduto all’imprudenza di chi regge le fila delle organizzazioni nepalesi. Bisognerebbe invece riflettere in maniera critica sulla logica di un gioco che ormai non ha più freni, e che riguarda la smania tutta occidentale di salire sulla vetta più alta della Terra, anche se non si è mai stati degli alpinisti. Su questo sito Internet lo stiamo dicendo da un pezzo. È ora di fermarsi e di riconsiderare le cose a mente fredda. Nel frattempo, inviamo un pensiero commosso alle famiglie dei morti sulla grande montagna.

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