Enigmi dell’acustica

Curiosità scientifiche in montagna? Pillole del Superquark di Piero Angela? Anche i nostri bisnonni la sapevano lunga. Il piemontese Carlo Ratti era socio onorario del Club Alpino Accademico. Nel 1881, assieme a Cesare Fiorio, uno dei primi scalatori “senza guida”, scrisse I pericoli dell’alpinismo e le norme per evitarli. Ratti non era solo un virtuoso della roccia e del ghiaccio, ma anche un fine investigatore, uno di quelli che saliva in montagna per notarne «gli speciali fenomeni, tavolta bizzarrie e capricci della creazione». Sul Bollettino del Cai del 1891 (n. 58, vol. XXV9, abbiamo scovato un suo articolo curioso e interessante: «I fenomeni dell’udito in montagna». Leggete (pardon: sentite) cosa scriveva:

E lassù, tra la foschia, s’udiva un lontano scampanìo di greggi...
E lassù, tra la foschia, s’udiva un lontano scampanìo di greggi...

«Una legge generale che regola il suono in montagna è che esso si propaga assai meglio dal basso all’alto che dall’alto al basso. (…) Dai Grands Mulets sul M. Bianco, a 3000 m, si odono le campane di Chamonix, che è a 1023 m; (…) a Casa d’Asti (2834 m) ed anche più alto presso la vetta del Rocciamelone, giunge sovente il fischio delle locomotive che corrono in Val Susa a circa 2500 m più in basso; dalla vetta del M. Rosa mi ha colpito il sordo brontolare del tuono nella lontana pianura; dall’Uja di Mondrone udii abbastanza forte il rombo del cannone al Campo S. Maurizio distante quasi 50 km e 2500 m più in basso; l’alpinista Prudenzini sentì benissimo dal M. Aviolo (2881 m) l’inno reale suonato dalla musica cittadina di Edolo a 700 m, e più tardi le campane di Mu, paese vicino ad Edolo; Guido Rey dal Colle di Furggen sentì distintamente le campanelle degli armenti pascolanti al Breuil, cioè 1300 m più sotto; Martins, infine, poté udire da 400 m di altezza il chiacchierìo sommesso delle sue guide».

La sua spiegazione? «(…) Le onde sonore sono portate in su dal movimento di salita che ha quasi sempre l’aria, inoltre sono rimbalzate dal suolo e incontrano minor resistenza a diffondersi per gli strati superiori dell’aria che tutti sanno essere più rarefatti. Ciò spiega in pari tempo il fenomeno opposto, cioè che il suono dall’alto al basso si affievolisce e si perde a breve distanza. Infatti, le grida che si mandano dalle vette sono poco o null’affatto sentite dalla valle, anche non profonda; il tuono stesso, così potente, scompiglia talvolta l’atmosfera delle alte regioni senza che alcuno di solito se ne accorga.  È quello che accadde al Whymper sul Cervino: egli si trovò lassù avvolto improvvisamente in un temporale con fulmini e tuoni violentissimi; sceso ai sottostanti pascoli del Breuil fu ben stupito di apprendere che là non si era visto né udito nulla, solo si era notato uno strato di nebbia che fasciava la montagna».

Ma non basta. Carlo Ratti nota anche che: «(…) alla legge su esposta un’altra se ne collega, ed è che i suoni perdono di intensità a mano a mano che si formano più in alto (…) Già il Saussure aveva notato questo fenomeno nelle sue molteplici ascensioni, e adduceva come paragone che il colpo d’una pistola sulla vetta del Monte Bianco equivale a quello d’un semplice petardo comune in pianura». Davvero, come faceva notare Ratti, «dove mai la natura apre meglio il suo libro sublime che sui monti?».

Rispondi