Botta e risposta.

Ancora polemiche sul K2, anche se la questione è stata chiusa in modo formale, con l’accettazione del documento dei Tre Saggi del Club Alpino da parte della Società Geografica Italiana. Lo scambio di interventi ha preso spunto da un articolo di Roberto Mantovani, relativo a un libro su Walter Bonatti, pubblicato su questo sito il 14 maggio 2012 (vedi nelle sezioni Alpinismo e Cultura e tradizioni). Tutto è cominciato con un commento di Marco Vegetti, cui è seguita la risposta di Roberto Mantovani. Oggi ci è giunta la replica del professor Luigi Zanzi. Per comodità dei lettori, riportiamo i vari commenti in un post più ampio, in modo da poter leggere i tre scritti in sequenze. 

Scrive Marco Vegetti, il 6.09.12: «Leggo solo ora il pezzo di Roberto Mantovani su Bonatti. 
Non mi addentro certo qui su quanto riguarda Bonatti: sarebbe lungo, troppo lungo. Ma vorrei che si smitizzasse anche la menata dei “Tre saggi”.

1) Fosco Maraini, grand’uomo sia chiaro, era sul letto di morte: il suo contributo è stato una firma e una lettura. Peccato, dei tre era l’unico ad aver salito montagne così alte.

2) E’ RIDICOLO che un professore che insegna metodologia della storia non abbia stilato una bibliografia dei testi utilizzati!
Dal momento che ero là alla presentazione so che rispose: “I soliti libri”.
E disse (e scrisse) che non si erano usate riviste e periodici senonché citò un articolo di rivista (ovviamente senza indicare testata o altro) sul funzionamento di quelle bombole. La domanda era fatta da Angelo Recalcati, bibliofilo e antiquario nonché alpinista.
E quando io chiedi della certezza delle quote mi rispose che erano state misurate con il GPS: nel 2003, non nel 1954, e basandosi sulle descrizioni di allora… In sala ci fu qualche risatina per l’assurdità della risposta. Queste cose, chissà come mai, non vengono mai ricordate da nessuno quando si parla dei “Tre Saggi”: chapeau (parafrasando Silene Bubbolina)».

6.09.12, risponde Roberto Mantovani:«Per quanto riguarda Maraini, a quanto mi è dato di ricordare, nonostante l’età il suo contributo alla Relazione finale fu piuttosto vivace, e non si trattò affatto di una lettura fugace e di una firma.
Alla conferenza stampa non ero presente. Risponderà, se vorrà, il citato “professore di metodologia della storia”. Rilevo tuttavia che, in chiusura al volume “K2, una storia finita”, il professor Luigi Zanzi parla di “una copiosissima letteratura alpinistica” in merito alla questione K2 e cita, in merito ai fatti connessi alla vicenda degli ultimi giorni della spedizione italiana del 1954, una bibliografia essenziale di otto libri e cinque articoli, oltre ad altri tre volumi di inquadramento storico-fotografico. E ciò con la seguente premessa: “Non è questa la sede opportuna per un regesto bibliografico: si ritiene, tuttavia, opportuno segnalare qui alcuni testi soltanto nell’intento di aiutare il lettore a meglio comprendere da differenti punti di vista le questioni trattate dalla Relazione dei Tre saggi”. Inoltre ricordo che, all’interno della Relazione di Fosco Maraini, Alberto Monticone e Luigi Zanzi, sono contenuti numerosi rinvii bibliografici.
 Per quanto mi riguarda, dopo aver esaminato per molti mesi i documenti ufficiali della spedizione italiana (credo di essere l’unico che ha avuto l’opportunità di farlo) e aver intervistato i principali protagonisti delle fasi finali della scalata, continuo a rimanere sulle mie posizioni di sempre. Posizioni che coincidono totalmente con i risultati della Relazione citata poco sopra. Infine, a proposito della mia recensione al libro su Walter Bonatti, ribadisco l’intenzione di non voler cambiare una sola virgola rispetto a quanto da me scritto».

10.09.2012: replica il professor Zanzi: «Sia come amico di Walter Bonatti, sia come uno dei “Tre saggi”, ancorché non voglia cadere nel gioco di chi vuole riaprire polemiche in punto alla vicenda Bonatti-K2-Cai, ritengo di dover intervenire in replica all’intervento di Marco Vegetti.

1) l’intento pretestuosamente polemico di chi ritiene di dover “smitizzare” la “menata” dei “Tre Saggi” è così manifesto che si commenta da sé: precisamente quale tentativo di suscitare di nuovo polemiche in punto alla vicenda Bonatti-K2-Cai, cioè in punto ad una storia che, invece, è propriamente una “storia finita”.

2) comunque non è accettabile che si cerchi di seminare zizzania con presupposizioni false; ecco, dunque, alcune repliche:

2.a) Fosco Maraini, quando collaborò all’elaborazione della Relazione dei “Tre Saggi” non era affatto “sul letto di morte”; il suo contributo si è articolato in una discussione critica approfondita sia con me, sia con Alberto Monticone; il dialogo di riscontro critico tra i “Tre Saggi” è stato incessante e continuo, nella più aperta partecipazione reciproca;

2.b.) non sto ad esibire le molteplici salite in Himalaya da me fatte attraverso molteplici spedizioni, sempre realizzate in “stile alpino”, anche a quote assai alte, anche se non mai così alte come gli 8000 (quota non raggiunta mai nemmeno da Fosco Maraini); la documentazione di tali mie spedizioni sarà pubblicata in un libro di imminente edizione;

2.c) ho chiarito largamente a suo tempo, in occasione della presentazione ufficiale, come la Relazione dei “Tre Saggi” non avesse come suo fondamento metodologico un riscontro filologico su testi letterarî (pubblicati come libro o come articolo di rivista periodica) che non sarebbe stato corretto considerare “fonti” in senso storiograficamente appropriato (del che si è dato esplicito conto anche nel testo della Relazione);

2.d) in occasione della presentazione ho fatto un riferimento ad articoli di riviste scientifiche soltanto per un cenno alle discussioni tecniche inerenti l’uso delle bombole di ossigeno e non già per farne richiamo in annotazione al testo della Relazione;

2.e) con attinenza alla certezza delle quote d’altitudine rilevanti per la questione di che trattasi, ho precisato che attualmente (come già nel 2003) i controlli delle testimonianze a suo tempo rese dai protagonisti (nel 1954 e successivamente) con precise indicazioni descrittive di siti, possono effettuarsi con molteplici tecniche che consentono un’approssimazione assai soddisfacente. Non vi è nulla di assurdo, né di risibile nell’impiego di tali tecniche di controllo attualmente disponibili per verificare dichiarazioni rese a suo tempo in base a tutt’altri criterî.

3) ricordo bene di essermi messo a disposizione, in occasione della presentazione ufficiale, per qualsiasi confronto critico con il pubblico: la mia dichiarazione non ebbe tuttavia alcun seguito. Non ricordo “risatine” (che comunque non avrebbero alcunché di memorabile); ricordo bene, invece, alcuni atteggiamenti di ostilità verso i “Tre Saggi” non appena dimostrai apertamente le gravi carenze della Relazione Desio che, nell’ambito del Cai, molti ritenevano fosse doveroso conservare intatta, come una sorta di “testo sacro”.

4) in ogni caso, il testo della Relazione dei “Tre saggi” pubblicato da Priuli & Verlucca nel 2007 è stato unanimemente riconosciuto di grande equilibrio e di puntuale rigore critico proprio anche dal punto di vista della metodologia storiografica da applicarsi alla ricostruzione di un’avventura “alpinistica”.

5) da ultimo, mi pare importante evidenziare che quella che Marco Vegetti definisce “menata dei Tre Saggi” è servita finalmente (dopo lotte che si sono dovute affrontare ancora duramente nel 2004 in seno al Cai) a far sì che un’istituzione come il Cai non fosse più depositaria di un documento di rendiconto, come quello redatto da Desio, del tutto carente di “verità storica” nei punti cruciali e tale che continuava a sollevare lo scherno del mondo alpinistico internazionale. La questione in gioco, che si è risolta con l’intervento dei “Tre Saggi”, è stata proprio quella di far sì che la “verità storica” fosse integralmente rispecchiata nella “Relazione Ufficiale” della spedizione italiana al K2. Era, questo, il provvedimento che, per anni, Walter Bonatti ha invocato inutilmente: egli tendeva non già a veder riconosciuto a sé il suo merito (che già tutto il mondo alpinistico internazionale gli aveva riconosciuto), ma a veder attestata la “verità storica” in punto alle modalità con cui la vetta del K2 era stata raggiunta da Compagnoni e Lacedelli. Purtroppo tale rivendicazione di “verità storica” effettuata da Bonatti è stata del tutto tralasciata dalla rievocazione di Roberto Serafin, tutta mirata ad esaltare l’intervento del 1994 di Roberto De Martin.

Proprio tale aspetto di rettificazione della “verità storica” fu posto in grande rilievo nella presentazione della Relazione dei “Tre Saggi” che fu fatta, con grande attenzione e competenza, dalla Società Geografica Italiana il 4 dicembre 2008.

In ogni caso, io non intendo più replicare ad interventi di tal sorta perché credo che si finisca col fare il gioco di quelli che vogliono seminare di nuovo zizzania e suscitare discussioni su Bonatti-K2-Cai».


Un commento

  1. Vinicio Vatteroni

    Ben venga il vecchio K2 purché rivisitato con razionalità e “intelligenza storica”.
    L’intelligenza storica consolida la “verità storica” rivendicata da Bonatti – oggi ampiamente attestata – e bandisce rigettando ogni specie di ostilità, menzogna e pregiudizio.

Rispondi