Benvenuti a Lajetto

Francesco Pautasso e Lea Ambrosino, marito e moglie, da qualche anno abitano a Lajetto, una piccola  borgata valsusina che fa parte del comune di Condove a 960 metri di quota, in una casa di famiglia isolata nel bosco, ristrutturata pietra dopo pietra negli anni 80 dopo un lungo periodo di abbandono. Il lavoro trovato altrove, in Svizzera, li aveva allontanati, ma non sradicati. Ed è l’amore per questa montagna aspra, lontana dal rumore del fondovalle, che li ha spinti a raccontare Lajetto in un piccolo sito che è appena agli inizi, ma ha tanto da insegnare a chiunque abbia voglia di scavare sotto la superficie delle cose. Qui vi proponiamo una  parte della pagina di benvenuto. Il resto lo trovate all’indirizzo www.lajetto.it . Visitatelo, ne vale la pena.

Il nome Lajetto significa piccolo lago. Può darsi che anticamente esistesse un piccolo lago in zona, e che abbia dato il nome alla borgata. Tuttavia oggi nei pressi di Lajetto non esiste alcun lago o laghetto. La regione pende con grande inclinazione verso il torrente Sessi. 

La borgata è circondata da prati, campi, boschi di querce, castagni, frassini e faggi. Dappertutto vi sono resti e testimonianze di un passato antico, quando la popolazione era molto numerosa relativamente alle risorse del territorio.

le antiche mulattiere che risalgono la valle verso i colli alpini invitano a lunghe passeggiate in mezzo alla natura, lontano dal traffico convulso della pianura. 

Questo sito si propone di presentare sia il passato sia il presente di Lajetto, raccogliendo notizie, racconti, immagini, tutto quanto possa riguardare una borgata di montagna come Lajetto, i suoi abitanti e anche i laiettesi scesi in pianura e sparsi in tutto il mondo.

8 Commenti

  1. mauro

    Come organizzare qualcosa di concreto e di vivo e poi come mantenerlo?
    Innanzi tutto quale area geografica comprendere? La valle del Sessi, oppure allargarci da Prarotto alla Rocca Sella?
    In questa zono si parla il patois, pur nelle piccole differenze tra i vari paesini, ci si comprende l’un latro e male non sarebbe inserire un sito dove poter far confluire quei pochi che ancora lo praticano.
    Non so come inserire delle fotografie, perché anche un angolo dove ripercorrere la storia con le immagini non sarebbe male. E poi lavita di ieri e di oggi negli alpeggi che non è cambiata di molto, laddove sono ancora in piedi; ma ci sarebbe da fare una mappatura anche fotografica degli alpeggi oggi diroccati ed un tempo pieni di vita e di vigore…..
    Le idee ci sono, vedremo come realizzarle

  2. Mauro Charriere

    Domenica scorsa, 16 giugno 2013, a Layetto si festeggiato San Vito, patrono della Borgata, insieme ai genitori Modesto e Crescenza.
    Ad onor del vero il giorno preciso è il 1 giugno, ma i tempi cambiano i preti sono pochi e la popolazione montana molto scarsa, per cui è già un lusso se si può festeggiare la domenica più prossima al 15 giugno.
    Un tempo le ragazze si mettevano in mostra esibendo il vestito migliore, la borsetta le scarpe nuove, perché il motto diceva: San Vito per trovar marito, San Modesto per trovarlo presto, Santa Crescenza per non restar senza.
    Il tempo clemente ha favorito la presenza di molte persone e la maggioranza ha seguito la processione che alla fine della Santa Messa si è snodata pe le vie del borgo portando la statua di San Vito sulle solide spalle di Walter, Enzo, Davide e Marco, mentre le ormai “esperte” canterine intonavano a più riprese il Sanctorum Meriti.
    Dopo la Benedizione de pomeriggio, i suonatori anno atteso la fine dell’incanto, che pur in un periodo di crisi ha fruttato quasi 600 € alla Parrocchia, e poi si sono esibiti fino all’ora di cena.
    A tutti un sincero arrivederci, con l’augurio i ritrovarci tutti l’anno prossimo in salute ed allegria.

  3. Mauro Charrière

    Francesco,pubblicando il libro in patoi, ha fatto un’opera encomiabile; difficile da realizzare e difficilmente ripetibile.
    Le memorie storiche del luogo stanno diminuendo sempre più e la l’arata originale del patois, risente sempre più dell’inquinamento dell’italiano.
    Io, sull’abbrivio del libro scritto in ricordo di mia nonna Domitilla, 25 anni fa iniziai un vocabolario italiano-patois, che però si è fermato alla lettera “B”
    Pronunciare il nostro patois è relativamente semplice; scriverlo è difficilissimo e spesso lasciato alla libera interpretazione dei suoni.
    Giorgio è un artista che trae la sua vena artistica dal DNA familiare ed ha ben interpretato la vita montanara, raffigurandola in scena semplici ma efficaci e di sicuro effetto sul lettore.
    Una dozzina d’anni fa, volevo fondare il club “Nos Parlano Patois”, ed avevo de
    I senato anche il logo che iniziava da sn con la Cappella di Prarotto, riva a ds con la Madonnina della Rocca Sella, con al centro il Santuario del Collombardo: l’anfiteatro del nostro Patois.
    Ma sono pigro e tutto rimase a livello di idea, chiuso nel cassetto in attesa di svilupparlo una volta raggiunta la pensione. La Fornero ci ha messo anche del suo nell’allungarmi i tempi, ma tant’è che sinora non n’è ho fatto nulla, mentre altri più volenterosi e concreti di me contribuiscono fattivamente a tener vive le tradizioni montanare dei nostri vecchi.
    Non voglio fare un elenco di benemeriti, ma cito chi mi viene in mente: Don Bertolo, una vita dedicata alla montagna; Amato e Giorgio che negli ultimi anni hanno filato,fotografato e disegnato ciò che resta del tempo che fu; Francesco, che tornato sulle orme dei suoi avi ne rivive le emozioni, cercando di trasmettercele nella loro essenza più sincera; le persone che ancora popolano i nostri paesi lontani dal piano, mantenendone l’originalità e continuando a vivere la quotidianità semplice della montagna; tutti coloro che in qualsiasi modo e maniera contribuiscono a mantenere vivo il ricordo della cultura montanara.
    Grazie a tutti
    Mauro

  4. Mauro Charriere

    NOTIZIE DAI NOSTRI MONTI
    4 agosto 2014 – Ieri è stata la Festa della Madonna Degli Angeli, celebrata al Collombardo.
    Di mia memoria e quella dei miei avi viventi, sicuramente la meno frequentata dalla popolazione; in tutto c’erano circa 30 persone provenienti sia dalla Valle di Lemie, sia dalla Valle di Susa.
    La strana estate che stiamo vivendo, ha sicuramente consigliato ai più di restare a casa. Infatti al mattino presto, ora della partenza per il Colle, dal cielo scendevano autentiche bombe d’acqua ad inondare sentieri e strade carrozzabili.
    Le persone che erano su già dal giorno precedente non hanno potuto far altro che prendere atto della situazione ed accorciare il programma. Tant’è che la presenza del parroco Don Bertolo, prevista anche per il giorno 4 agosto nel Santuario del Collombardo, si è interrotta la sera del giorno tre, perché il sito era pressoché deserto. La Fede Mariana che forse si è un po’ affievolita negli ultimi tempi, le malghe che non sono più abitate, le comodità che vengon prima del sacrificio (……. se non si sale in macchina con tutto il necessario per un pranzo luculliano non va bene!), ma soprattutto il tempo inclemente hanno prodotto questa incredibile situazione. Spero con tutto il cuore che già dall’anno prossimo le cose tornino come prima, con le centinaia di persone (a volte anche più di mille) a vociferare gioiose, sedute nell’erba intorno al Santuario; mentre allegre consumano le frugali vivande portate lassù con lo zaino in spalla. Un preghiera per Maria, che ci consigli e protegga sempre. Mauro Charrière

  5. Sicuramente il libro “Il francoprovenzale di Mocchie e Lajetto” è un grande lavoro meritevole di menzione, ma anche che nel sito Planet Cordola (www.cordola.it) esisteva, già da un paio d’anni, scaricabile gratuitamente un mini vocabolario Italiano – Francoprovenzale – Piemontese. Poca cosa al confronto dell’opera di F. Pautasso, ma ugualmente meritevole di attenzione. Il sito web Planet Cordola tratta argomenti che vanno dalla genealogia alla cultura e tradizioni di Condove e della sua montagna, con un particolare riguardo alle borgate Coindo e Laietto.

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