Indietro di un secolo per pensare al futuro

Nei primi giorni dell’anno nuovo, oltre che al futuro, è d’obbligo rivolgere anche uno sguardo al passato. Ed è naturale pensare a un secolo fa, al 1914. Una data crucia le nella storia contemporanea, che segna uno spartiacque profondo tra il mondo di ieri e il travaglio postbellico.

IMG_3896Per la verità, prima dell’attentato del 28 giugno a Sarajevo, il 1914 continuava a veleggiare nel solito clima, almeno in superficie. E anche i primi mesi di guerra non sembravano stravolgere la vita e il clima culturale dell’epoca. Così, il 7 giugno era stato inaugurato il Canale di Panama; sugli schermi del muto veniva proiettato Cabiria, il primo Kolossal della storia del cinema, scritto addirittura da Gabriele D’Annunzio; Charlie Chaplin faceva il suo debutto nel mondo della celluloide; e nei cieli lo svizzero Agénor Parmelin portava a termine la prima trasvolata del Monte Bianco. In quell’anno nascevano Gino Bartali, Pietro Germi, Dylan Thomas. In Italia, due settimane prima dell’assassinio di Francesco Ferdinando, si erano registrati gli eventi della Settimana Rossa. E in Libia era ainiziata la ribellione delle tribù senusse e beduini contro gli occupanti italiani. Ma anche il mondo delle montagne di casa nostra non era inattivo. Nel ’14 usciva il famoso Alpinismo acrobatico di Guido Rey, una novità assoluta. E nel gruppo del Monte Bianco non mancavano le prime ascensioni. Spigolando tra le innumerevoli scalate dell’estate, ad esempio, possiamo fermarci sulla data del 23 agosto, quando Giovanni Battista Gugliermina, Giuseppe Gugliermina e Francesco “Cichìn” Ravelli realizzarono la prima ascensione della Brèche Nord des Dames Anglaisesda sud ovest. Senza dimenticare che il giorno seguente Giovanni Battista e Cichìn effettuarono la prima  ascensione della Punta Gugliermina. Nella stessa data, inoltre, Luigi De Riseis con Adolphe e Henry Rey salirono da sud alla cresta est del Mont Blanc du Tacul. E il 25 agosto gli stessi portarono a termine la prima ascensione del Petit Capucin per la cresta ovest. E in Dolomiti? I Monti Pallidi, a quel tempo, facevano parte dell’impero austro-ungarico. L’imminenza della guerra rallentava quasi del tutto le ascensioni. Ci sembra però doveroso ricordare le ultime gesta di uno scalatore d’eccezione, il tedesco Hans Dülfer, classe 1892, originario della Ruhr.

Hans aveva cominciato ad arrampicare da adolescente. Nel volgere di qualche stagione aveva già ripetuto le vie di salita più impegnative dell’epoca, quelle di Preuss, Piaz,Hans Dibona, Nieberl. Con Werner Schaarschmidt nel 1912 era riuscito a vincere l’inviolata parete est della Fleischbankspitze, nelle Alpi calcaree del nord, dove aveva messo in pratica i nuovi sistemi tecnici da lui ideati, come la traversata a corda e il superamento delle fessure con la “tecnica Dülfer”. L’anno dopo, con Rudolf Redwitz, Hans aveva tracciato una via diretta sulla parete ovest del Totenkirchl, probabilmente la sua scalata più impegnativa (valutabile nell’ordine del V+), sebbene lui prediligesse la sua salita della parete 0vest della Cima Grande di Lavaredo (18 agosto 1913, con W.F. von Bernuth). Sempre nel 1913 lo scalatore tedesco vinse ancora, in solitaria e impiegando un solo chiodo, la Dülferriss, la difficile e nota fessura sulla Fleischbankspitze.

Il 18 luglio 1914, quando già i giovani tedeschi a austriaci attendevano notizie dell’imminente mobilitazione, Hans Dülfer e la sua compagna Hanne Franz, tentarono il grande diedro che caratterizza il versante meridionale del Catinaccio d’Antermoia. Per superare i due tiri chiave, Hans impiegò quasi due ore, destreggiandosi con difficoltà che sfiorano il VI grado. Hanne salì da seconda di cordata fino al primo punto di sosta, poi non ce la fece a proseguire. Troppo difficile. Dülfer la calò per una decina di metri e la fece autoassicurare alla roccia. Poi Hans continuò verso l’alto da solo, superando passaggi molto difficili. Impiegò tre ore, per arrivare in vetta. Poi scese e recupero la compagna. Le difficoltà di quella via raggiungono il V+.

La FurchettaQualche giorno dopo Dülfer e Luis Trenker si misurarono con il grande “problema” dolomitico di quel periodo, la parete nord della Furchetta, 800 metri di parete, in Val di Funes. Riuscirono a scalare due terzi della via, poi furono costretti dalle difficoltà ad arrestarsi al Pulpito Dülfer, dove Hans piantò un ultimo chiodo. Il segno del massimo limite dell’arrampicata d’anteguerra.catinaccioantermoia

Di lì a poco, Hans Dülfer si arruolò come volontario nel Primo Battaglione Bavarese di Sciatori. Aveva 22 anni. Morirà il 15 luglio 1915 ad Arras, sul fronte occidentale, colpito da una scheggia digradata alla gola.

Hans «non arrampicava, ma saliva accarezzando la roccia» dicevano i suoi compagni ricordando gli anni delle scalate in Dolomiti. Come Dülfer, molti altri giovani scalatori passarono nel volgere di qualche mese dalle crode dolomitiche ai campi di battaglia. Talvolta persino sulle stesse montagne su cui avevano scorrazzato negli anni precedenti.

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