Vino e mindfulness

Va per la maggiore anche in Italia il termine inglese mindfulness. Che ha un significato letterale – consapevolezza – ma per gli iniziati, addirittura riuniti in una associazione nazionale, è molto di più, e cioè la capacità di prestare attenzione all’esperienza del momento e  di vivere in modo pieno, non giudicante, il qui e ora.

Comunque la pensiate, alla mindfulness fa riferimento una nuova collana di Centaurialibri, Totem, che propone parecchi titoli sull’arte di fare qualcosa – camminare, curare il giardino, fare l’amore, andare in bicicletta – e vivere felici. A noi è capitato per le mani il volume di Gigi Padovani “L’arte di bere il vino e vivere felici”. Poche pagine, un prezzo accessibile – 9 euro e 90 – e una miniera di informazioni utili sul vino e  sulle tante cose da sapere per non perdersi nei labirinti della cultura enologica internazionale.

Si parte dai fondamentali. Perché i vini sono bianchi, rossi e rosati, quali differenze ci sono tra i vitigni, che cosa vogliono dire le abbreviazioni che si trovano sulle etichette. E si arriva alle annate, alle forme di invecchiamento, alle tecniche di degustazione e ai segreti di un buon abbinamento. L’autore, forte di una trentennale esperienza nel settore, spiega cose complesse come la freschezza, l’intensità, il corpo, l’ armonia, la persistenza e il retrogusto di un vino, ma ha anche la saggezza di ricordare a tutti che il giudizio finale è tutto sommato semplice, perché dipende dalla risposta che si dà alla domanda: mi piace o non mi piace?

E tuttavia, un po’ di mindfulness non guasta. Perché – spiega Padovani – riconoscere il valore della convivialità e della cultura materiale è un segno di consapevolezza per le piccole felicità quotidiane: non si tratta di un esercizio da fanatici enofili. Consente di vivere meglio, apprezzando il lavoro di contadini, cantinieri, sommellier che sta dietro a ogni etichetta. Anche saper scegliere un vino è cultura.