Schwarz al Regio

Quando mi è arrivata la notizia nel tardo pomeriggio di ieri, quasi non ci credevo. Il Consiglio d’Indirizzo del Regio ha deliberato come nuovo Sovrintendente al posto di William Graziosi, scaduto lo scorso 14 luglio, il candidato perfetto, quello che io stesso avrei scelto se ne avessi avuto la responsabilità. Se non altro perché come straniero dovrebbe essere immune dalle camarille della politica. Il 45enne Sebastian Schwarz da Vienna (nato a Rostock in Germania), il più giovane, ma il più prestigioso, e il più internazionale nella short-list di nove nomi, scremati da cento e più candidature, che comprendeva tra gli altri lo stesso Graziosi. Non credevo alle mie orecchie perché le premesse erano tutt’altro che favorevoli. Fino a poche settimane fa sembrava che non ci fosse nulla da fare, Graziosi era avviato alla riconferma, come fortissimamente volevano, per ragioni tuttora oscure, la Sindaca Appendino e l’Assessora Leon. Evidentemente qualcosa è successo tra i cinque componenti, manca ancora il rappresentante della Regione, del Consiglio d’Indirizzo (che fino alla riforma del 2004 si chiamava Consiglio d’Amministrazione). Soprattutto credo qualcosa sia successo nella mente della Appendino, una sorta di improvviso insight, di fronte ai disastri che hanno rischiato di travolgerla (olimpiadi invernali, TAV, ZTL, e da ultimo il Salone dell’Auto traslocato a Milano e i pesanti conflitti con la sua stessa maggioranza), si è forse resa conto di non potere affrontare anche un Regio in rivolta. Tutti, dipendenti, abbonati, appassionati, erano ferocemente contrari a Graziosi, giudicato tanto prepotente quanto maneggione, oltre che d’inadeguato profilo. Lo si era capito nell’esplosiva conferenza stampa del 17 giugno (una bomba della quale chi scrive si pregia di essere stato uno dei detonatori). Di lì probabilmente è sorta l’idea della “procedura comparativa”, selezione delle candidature sulla base dei curriculum presentati. Un escamotage deciso dal Consiglio per dare veste di oggettività alla difficile scelta, su cui Graziosi pesava come un macigno. Il bando sembrava infatti fatto su misura per lui, una sorta di identi-kit, a voler essere cattivi. Oltre che candidato della sindaca, partiva favorito dal fatto che le candidature dovevano essere valutate sulla base dell’aderenza al piano di sviluppo, firmato dal professor Guido Guerzoni (ora rappresentante del Comune nel Consiglio d’Indirizzo) e dallo stesso Graziosi. Insomma un pasticcio impresentabile. Adesso di tutto questo è stata fatta piazza pulita, ed è un bel sospiro di sollievo. Un elogio a tutti i consiglieri d’indirizzo, la nomina di Schwarz, che in tedesco vuol dire nero, è la prima notizia… rosea, che arriva per Torino da molti mesi, segnati da una sconfitta dopo l’altra, con la sola eccezione degli ATP di tennis. Una scelta coraggiosa, fondata su un curriculum di prim’ordine. Formatosi a Berlino e Venezia, Schwarz è stato direttore artistico della Wiener Kammeroper rilevata nel 2012 dal Theater an der Wien, carica che ha mantenuto fino al 2016. Ha inoltre lavorato al festival di Wexford e alla Staatsoper di Amburgo. È stato co-fondatore del festival Cesti alle Festwochen der Alten Musik di Innsbruck. Un cosmopolita, molto legato all’Italia, infatti l’italiano lo parla benissimo. Giovane, dinamico, competente saprà probabilmente affrontare al meglio le tante difficoltà in cui il Regio rischia di affondare. Deficit strutturale di due milioni, mancanza, dopo la dipartita di Gianandrea Noseda, di un direttore musicale di rango, generale caduta d’immagine, specie dopo la sonnacchiosa ultima stagione di repertorio, e che più ne ha più ne metta. Qualcuno ha già obiettato, non è un manager, e ci sarebbe bisogno prima di tutto di uno capace di rimettere a posto i conti. Può darsi. Ma io della cultura ho una concezione diversa, credo che prima dei conti in pareggio, debba proporre difesa delle radici, delle tradizioni, ma anche narrazioni, visioni, percorsi inediti, occasioni di crescita civile e morale. I teatri – ha detto qualcuno – sono assemblee dove la comunità siede per riflettere su se stessa, sui propri vizi e i propri errori, ma anche sulle vie d’uscita. Il teatro non è decorazione, non è solo svago commerciale. Se a questo lo vogliamo ridurre, allora ok, chiamiamo i contabili. Io invece sono vintage, credo che cultura e teatro siano parte del Welfare, come la sanità o la scuola. Mi auguro che con Schwarz ritornino in campo le idee, lo spirito d’innovazione. Per questo è auspicabile – e forse è già nelle sue intenzioni – che tenga per sé anche la carica di direttore artistico. Soprattutto credo sia l’unico fra i candidati proposti in grado di restituire al Regio il profilo internazionale di cui godeva e che attualmente risulta quanto meno appannato. Ora si attende che il Ministro Bonisoli firmi la nomina del designato, anche se dicono che lui fosse più favorevole a Claudio Orazi, oggi alla guida del Teatro lirico di Cagliari.
Speriamo solo che a qualche candidato impropriamente deluso non venga in mente di impugnare la delibera al TAR, facendosi forte di una possibile illegittimità del bando. Sarebbe il colmo.

Orlando Perera