Quando Joker era Fleck

Un Leone d’Oro meritato, quello vinto da “Joker” di Todd Philipps all’ultimo festival di Venezia, da pochi giorni nelle sale. Vale davvero la pena di vederlo, per la straordinaria prova d’attore di Joaquim Phoenix, per la regia mai banale, per la cupa bellezza della fotografia e delle musiche. Sappiate però che c’è poco da divertirsi, e che uscirete dal cinema oppressi dal peso di una vicenda di emarginazione e disagio sociale fin troppo verosimile.

La storia è ambientata in una Gotham City sul punto di esplodere per le tensioni sociali, qualche anno prima delle imprese  di Batman. Joker è proprio lui,  l’arcinemico dell’uomo pipistrello, ma ancora non si chiama così. Arthur Fleck è un giovane dipendente dagli psicofarmaci, fa il clown di strada, vive con una vecchia madre che non esce mai di casa, ed è seguito dal servizio psichiatrico sul punto di chiudere per i tagli di bilancio. Senza le medicine la sua patologia, che tra l’altro lo costringe a ridere convulsamente senza motivo, peggiora. Viene preso in giro, maltrattato, derubato da una gang giovanile. E quello che scopre della sua infanzia, insieme a una pistola incautamente passatagli da un collega di lavoro, fa il resto. 

La trasformazione di Arthur Fleck in Joker, in una discesa verso il male che paradossalmente è anche riscatto sociale,  è resa in modo magistrale da Joaquim Phoenix, che per l’occasione ha perso oltre venti chili. Più che i chili perduti, però valgono i suoi sguardi, la mimica, i tic. E fanno quasi fisicamente male i  solitari passi di danza di un clown che ritrova la dignità solo alla fine, nello studio televisivo del laido e bravissimo Robert De Niro. Sullo sfondo, intanto, esplodono le proteste sociali a lungo ingabbiate dalla polizia, in tutto simili a quelle che siamo abituati a vedere nei telegiornali. L’unica differenza è che nel film di Phillips i manifestanti – ma forse sarebbe meglio dire i rivoltosi – portano sul volto la maschera di Joker.

gbg

Potrebbero interessarti
LEGGI

Cinque giorni un’ estate

La montagna ispira i film maker. Ma sono  pochi i film sulla montagna che escono dal circuito dei festival…
LEGGI
Il materiale e l'immaginario
LEGGI

Il materiale e l’immaginario

“La conoscenza di Remo Ceserani risale alla fine degli anni Settanta. Con Lidia De Federicis avevamo progettato una storia letteraria per le scuole superiori di nuovo genere, per la quale era necessario individuare un coautore capace e disponibile. Proprio in quegli anni la rivista Belfagor presentava interventi diversi sul modo di affrontare l’insegnamento della letteratura. Quello proposto da Ceserani si avvicinava molto alle nostre aspettative. Decisi di interpellarlo, e…
LEGGI
LEGGI

Assassinio sull’Eiger

Il terzo film scelto per la nostra rassegna è Assassinio sull’Eiger, titolo originale The Eiger Sanction, diretto e interpretato…
LEGGI
LEGGI

Il ritratto di James Lord

Gli amanti dell’arte non lo perdano. Presentato al Torino Film Festival, The Final Portrait di Stanley Tucci racconta…
LEGGI
LEGGI

Suicidio in diretta

Addirittura due film quest’anno hanno ricordato la figura di Christine Chubbuck che nel lontano 1974 fu la prima…
LEGGI
LEGGI

La crisi degli stati nazionali

A chi ne ha abbastanza delle squallide beghe della nostra politica consigliamo la lettura di uno stimolante articolo…
LEGGI