Sotto la Mole, parte I

Ormai è questione di giorni: il Museo del cinema di Torino sta per nominare il suo nuovo direttore. La scadenza è il 31 ottobre, data in cui l’attuale responsabile, Alberto Barbera, termina il suo mandato, che ha già avuto due proroghe quasi un anno, da dicembre a marzo e poi, appunto fino a questo mese. 

Stando a quanto si sa, non ci dovrebbero essere rinvii, intoppi o nomine pro tempore: negli ambienti che a diverso titolo si occupano del vasto settore della cultura, c’è la consapevolezza che il Museo della Mole, come del resto altri enti, ha bisogno di continuità e di un vertice con pieni poteri che possa programmare la sua attività nel breve come nel lungo periodo.

La ricerca del nuovo direttore era stata affidata nel giugno scorso a una società privata che si occupa di individuare e selezionare dirigenti di enti e imprese. E per la prima volta è stato emesso un bando pubblico, al quale pare che abbiano risposto con interesse diversi esperti. Le candidature, insomma, non sono mancate. Ma ci sono stati anche quotati specialisti di cinema e dintorni che hanno rinunciato a presentare la propria candidatura, facendo notare che il bando, alla voce “ruolo e compiti” non fa esplicita menzione della funzione di “direttore artistico” del responsabile del Museo. Mentre il testo del bando si diffonde con dettaglio in compiti gestionali e amministrativi che non sarebbero propriamente le funzioni principali del direttore.

Cenni all’attività artistica si rintracciano soltanto in un capoverso che parla di “ideazione e realizzazione di mostre tematiche temporanee”, e in un altro in cui vengono citati come scopi del Museo la “conservazione, catalogazione e valorizzazione delle collezioni che ne costituiscono il patrimonio”. Ma si fa notare che queste due funzioni non figurano nel capitolo “ruolo e compiti del direttore”, ma nella “narrativa” del bando che enuncia l’attività della “Fondazione del Museo del cinema”.

E così, qualche possibile candidato si è chiesto se il Museo cercasse un direttore artistico o un direttore amministrativo. Finora i due ruoli sono stati ricoperti, non senza comprensibile fatica, dall’attuale direttore. Ma per Barbera è stato un impegno francamente gravoso, come del resto lo sarebbe stato per chiunque. Tanto più che egli è anche direttore della Mostra del cinema di Venezia. A questo proposito c’è da ricordare che nel giugno scorso Barbera è stato riconfermato fino al 2020. 

Questi due incarichi qualche tempo fa avevano animato una polemica attraverso articoli di giornale; ma ben presto il dibattito si era spento. In quella discussione ci si era chiesti se nei due ruoli, senza scomodare il conflitto di interessi, non vi fosse qualche forma di “incompatibilità”, certo non di diritto, ma quantomeno di fatto. Perché non si può negare  che il festival di Venezia e il Museo del cinema abbiano interessi in comune e scopi paralleli che prima o poi si incrociano, anche in concorrenza: retrospettive e mostre dedicate a registi e attori; inviti ai cineasti a presenziare al momento inaugurale delle rassegne; anteprime di film e così via.

E c’è di più. Il vertice del Museo del cinema, da quando i festival torinesi sono passati sotto la sua “giurisdizione” per quel che riguarda i finanziamenti (gli enti pubblici erogano i fondi, il Museo li distribuisce a suo discrezione pur tenendo conto del peso specifico delle manifestazioni) e alcuni aspetti organizzativi, ha acquisito anche il compito di nominare il direttore del Torino film festival. Quindi poteva avvenire che il direttore del festival di Venezia partecipasse, direttamente o indirettamente alla nomina del direttore del festival di Torino.

Certo non manca in questi casi la possibilità di una pudica astensione o, come avviene nelle assemblee istituzionali, una più o meno imbarazzante “uscita dall’aula”. Comunque, una situazione in equilibrio precario, sul filo appunto della compatibilità. Per non parlare poi della ricerca dei finanziamenti ministeriali e degli sponsor, ai quali sono interessati sia Venezia, sia il Museo del cinema con i suoi festival.

Queste vicende torinesi circa un anno fa erano state oggetto di un intervento in Senato dell’esponente del Movimento 5 stelle Alberto Airola. Citando la difficile situazione di bilancio del Museo e le dimissioni a catena di alcuni amministratori, compreso l’ex presidente Ugo Nespolo, il senatore aveva attaccato pesantemente Barbera per la sua gestione della Mole. Ma l’intervento del senatore era rivolto soprattutto a questioni finanziarie, pur importanti, e solo marginalmente alla “compatibilità” del doppio incarico.

In quell’occasione si era anche parlato della nomina di un vero e proprio direttore amministrativo del Museo; l’idea aveva suscitato nuove polemiche, e non se ne fece niente. Ma ora ecco che questo ruolo sembra riemergere col bando per il nuovo direttore. Al quale si dice che dovrebbe essere affiancato un “consulente artistico”. E c’è chi pensa, ancora, a Barbera, il quale nel nuovo ruolo sarebbe un po’ più compatibile: i nuovi inquilini di Palazzo civico permettendo. 

Certo, le competenze del direttore uscente sono indiscusse e acclarate. Il Museo sotto la sua direzione, una dozzina d’anni, periodo quasi coincidente con l’apertura alla Mole, ha acquisito prestigio. E se al successo, 8 milioni di visitatori finora, record di 630 mila l’anno scorso, non è certo estraneo il nuovo allestimento firmato 15 anni fa dall’architetto Confino, le mostre temporanee realizzate da Barbera, ancorché quasi sempre rivolte a un pubblico di stretta osservanza cinefila, hanno ottenuto riconoscimenti. E di recente è stato risanato il bilancio, grazie anche all’opera del presidente Paolo Damilano.

Ora rinunciare alle competenze di Barbera, se così deve essere, non sarà facile. Ma in una città che alle ultime elezioni ha punito il centro-sinistra e l’ex sindaco Fassino anche per l’ “inamovibilità” o per il “gioco dell’oca” di amministratori di diversi enti pubblici, molti sono convinti che non sarà impossibile, a Torino o altrove, trovare un direttore del Museo del cinema all’altezza di quello uscente.

Nino Battaglia

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