Lunga vita al vecchio Clint

L’ottantottenne Clint Eastwood ci sa ancora fare, sia davanti che dietro la macchina da presa. Non c’è dubbio. “The Mule” è un bel film, molto americano. Dentro ci sono la vecchiaia (che da qualche tempo deborda dagli schermi) e la famiglia, la droga e il Dipartimento Antidroga. Clint interpreta un veterano dell’esercito, floricoltore per tutta la vita in Illinois, talmente appassionato della coltivazione dei fiori che ha trascurato la famiglia. I tempi sono cambiati, la globalizzazione e l’avvento delle vendite online ne hanno decretato la sconfitta, lui che non sa neppure usare un telefonino. Dipendenti dignitosamente licenziati, piantagione e casa pignorati. Con il suo pick-up carico di masserizie tenta di riavvicinarsi alla famiglia. L’occasione è il matrimonio della nipote. Ma viene respinto in malo modo dalla figlia e dalla ex-moglie.
Il suo mezzo e la sua immacolata driving licence (ha attraversato carico di fiori 41 stati su 50 senza prendere mai una contravvenzione) possono però ancora essere utili a chi ha necessità di trasportare di qua e di là degli Stati Uniti qualcosa che esige una guida attenta e precisa. Earl Stone diventa così un corriere della droga, secondo meccanismi che funzionano e devono funzionare come un orologio. Allora testa bassa e guidare. Come il mulo del titolo americano. Arriva un pick-up nuovo, in linea con quelli utilizzati dagli altri ‘muli’ della compagnia. Il vecchietto novantenne continua a passare inosservato davanti agli agenti. I suoi datori di lavoro sono soddisfatti e lo invitano a una grande festa. I compensi per i trasporti gli arrivano puntuali e abbondanti, così può riscattare la casa, partecipare alle spese delle nozze, aiutare un centro dove si ritrovano gli anziani. In fondo Earl è un generoso e sul fatto di collaborare con il cartello di Sinaloa, beh… chiude un occhio.
Sull’altro fronte c’è l’agente DEA Colin Bates (il bel Bradley Cooper) incalzato dai superiori per scoprire la pervasiva ragnatela del traffico di cocaina. Bates e Stone arrivano a incontrarsi casualmente in un motel, ma l’agente non può neppure immaginare che l’uomo che sta cercando sia il vegliardo che gli è di fronte.
Preso da un tardivo rimorso di coscienza nei confronti della famiglia, Earl Stone accorre al capezzale della ex moglie morente. Il problema è che ha un carico da consegnare, milioni di dollari di droga sul pick up. Per giorni non si fa vedere e i narcos impazziscono. Ora i finali possibili sono solo due. Basta vedere il film per capire…
Come attore Clint è sempre lui, dritto come un fuso e dallo sguardo di ghiaccio, mai cambiato dai tempi di Sergio Leone e di Don Siegel. In questo film è un antieroe addirittura esagerato, sempre conservatore e un filino razzista e la vita che si avvicina alla fine non lo scompone più di tanto. Come regista, una trovatina come quella dell’incontro con le motocicliste lesbiche è una scena da ricordare per sempre. Basta guardarsi indietro per vedere tanti lavori importanti realizzati negli ultimi anni da Gran Torino a J. EdgarJersey BoysAmerican SniperSullyMai lo stesso film, una eterogeneità che solo i grandi registi si possono permettere.
“The Mule” è ispirato alla storia vera di un veterano della seconda guerra mondiale che negli anni ottanta divenne uno spacciatore di droga e corriere per il cartello di Sinaloa. E’ aggiornato al nuovo secolo. Nel cast Dianne West, Andy Garcia e la figlia Alison Eastwood.

Riccardo Caldara

(dal blog http://www.riccardocaldara.net)