Usato sicuro per il TFF

Usato sicuro. E garantito. E’ una buona notizia la conferma di Emanuela Martini alla direzione del Torino film festival, mentre il Museo del cinema, al quale spetta la nomina, attraversa ancora momenti difficili che rischiano di oscurare gli ottimi risultati di visitatori. Tutti contenti, a cominciare da lei, con il Presidente della Mole, Laura Milani e gli altri quattro componenti del Comitato di gestione.

Per la Martini, il cui mandato era scaduto il 31 dicembre, ora c’è un altro contratto di due anni. Usato garantito, Emanuela Martini, anche perché ha saputo tenere ad ottimo livello la qualità e il prestigio del Tff, dopo una pesante eredità che aveva visto alternarsi al vertice primedonne come Moretti, Amelio, Virzì, direttori dei quali era stata silenziosa quanto indispensabile vice. Studiosa di cinema nota e apprezzata in Italia e all’estero, aperta senza preclusioni di principio a tutti i generi cinematografici, purché di qualità, attenta alla scoperta e alla valorizzazione di nuovi talenti e nuove tendenze, la Martini ha saputo mantenere alto il profilo del festival, ritoccandolo e rinnovandolo nel pieno rispetto della sua missione, conservando il “suo” pubblico e conquistando nuovi spettatori.

Purtroppo però l’ultima edizione, fatta salva la qualità del programma, non è riuscita a mantenere questa tendenza positiva: con un finanziamento ridotto a poco più di due milioni, dopo un taglio di 300 mila euro deciso dal Museo del cinema, a sua volta penalizzato da minori risorse del Comune, il festival ha perso spettatori e attenzioni degli organi di informazione (erano venuti meno anche i 500 posti de cinema Lux).  La Martini, così, non ha potuto ospitare e mettere in mostra personaggi in grado di entusiasmare la sua variegata platea. Il direttore ha dovuto prenderne atto: con le risorse ridotte al minimo della sopravvivenza non ha potuto fare di più. In questa situazione, nonostante gli apprezzamenti e le simpatie che il Tff riscuote, si è paventato il rischio di un lento e quasi impercettibile declino.
E, dunque, la Martini confermata non basta. Tanto più che il presidente del Museo, Milani, ha in mente innovazioni e “contaminazioni” (è stato fatto cenno ad arte, design, musica, multimedialità, crossmedialità e  perfino enogastronomia accanto al cinema) che certo potrebbero arricchire ma anche ingigantire e di fatto snaturare il festival così come lo conosciamo. E tuttavia, non è detto che sia un male. Lo sarebbe però, certamente, se tutto venisse fatto con briciole di risorse. cose del tipo piccolo, povero ma bello… E senza dimenticare che la Martini, e con lei molti addetti ai lavori, non era sembrata entusiasta agli annunci delle “contaminazioni”. In attesa di conoscere le novità e il finanziamento per la prossima edizione, il festival dunque con la doverosa quanto apprezzabile tempestività della conferma di Emanuela Martini, sembra al sicuro.
Incertezze e tensioni, invece, percorrono ancora il Museo del cinema, a fronte dei lusinghieri risultati conseguiti l’anno scorso, con un aumento di visitatori da 690 mila del 2016 a 720 mila. La Mole ormai da oltre un anno è senza un direttore con incarico pieno. Un direttore vero, che abbia funzioni scientifico-artistiche. La guida è affidata  “pro tempore” a Donata Pesenti Compagnoni, da decenni nel ruolo, ricoperto con onore, di Conservatore del Museo.
Ora, dopo la precedente ingloriosa quanto inutilmente dispendiosa esperienza (52 mia euro gettati al vento), è quasi pronto un nuovo bando per la ricerca di un direttore, ancora una volta affidata ad una società privata. Ma ad una recente riunione del Comitato di gestione del Museo, destinata a decidere sui termini del bando, non hanno partecipato i rappresentati delle due fondazioni bancarie, Compagna San Paolo e Crt. Assenze polemiche, per divergenze di vedute, come si dice con il classico eufemismo, sul metodo e sul merito del bando. Ma potrebbe esserci anche dell’altro. Assenze, comunque, che hanno molto irritato il Presidente Laura Milani. Il Museo del cinema, insomma, tra una polemica e l’altra, può attendere.
Nino Battaglia