Attorno a un dittatore morente

The Death of Stalin di Armando Iannucci è un film divertente e una straordinaria presa per i fondelli dello stalinismo. Presentato in concorso al Torino Film Festival in pieno svolgimento, è a parer mio è da segnare con l’evidenziatore tra quelli che si candidano per un premio. Certo una storia del genere – liberamente ispirata alla graphic novel La morte di Stalin di Fabien Nury e Thierry Robins pubblicata in Italia da Mondadori – avrei voluto vederla girata per lo schermo almeno trent’anni fa, ma i tempi evidentemente non erano maturi per una satira di tale portata, incentrata non tanto sulla figura di Joseph Stalin quanto sulla rissa feroce che si è scatenata per la sua successione.
Nella notte del 2 marzo 1953 il dittatore sta morendo. Giace a terra nella sua dacia in una pozza del suo stesso piscio: esilarante l’avvicendarsi dei membri del Comitato Centrale del PCUS attorno al suo corpo maleodorante. Dopo due giorni ne viene dichiarata la morte al popolo. Da subito si innescano le trame per la sua successione. Dapprima sembra avere la meglio il potentissimo e crudele Lavrentij Pavlovič Berija, supervisore della sicurezza dello stato con il suo NKVD e braccio armato dello stesso Stalin per le purghe contro i dissidenti. Tesse invece una trama molto sottile Nikita Khrushchev che riesce a far eleggere Georgij Malenkov come leader del Partito Comunista. Che sia un segretario provvisorio lo hanno bene in mente tutti quelli che manovrano per ottenere il potere. Khrushchev porta quindi tutti dalla sua parte, riesce a far incriminare Berija per tradimento e lo fa giustiziare sommariamente. Con lui tutti suoi collaboratori. Nelle immagini finali Nikita va al potere.
Queste sono cose che sanno tutti quanti conoscano anche solo approssimativamente la storia dell’Unione Sovietica. Il modo di raccontare è molto divertente, superando però la drammaticità degli eventi e non dimenticando che milioni di persone sono morte o sono scomparse durante lo stalinismo. Delineando la follia, l’egoismo, la disumanità e anche la depravazione di quei personaggi il film compie quasi un atto di riparazione per quelle vittime. Tutte le figure sono delle macchiette fisicamente molto somiglianti agli originali. Steve Buscemi, ad esempio, pare più vero del vero Khrushchev (a proposito, in quanti modi lo vediamo scritto…). Altrettanto dicasi per Jeffrey Tambor nelle vesti di Malenkov, Michael Palin nei panni di Molotov, Simon Russell Beale in quelli di Berija, mentre un tocco di deliziosa femminilità è dato da Olga Kurylenko che interpreta la pianista dissidente Maria Yudina. Il regista Armando Iannucci è uno scozzese, ma il suo cognome tradisce le origini napoletane del padre. Finora aveva lavorato per diverse serie delle tv britanniche, soprattutto comiche. The Death of Stalin è la sua seconda opera per il cinema.
Fa specie sentir parlare tutti questi personaggi in perfetto inglese, ma la produzione è anglofrancobelga e il film è girato a Londra. In Russia probabilmente non sarà distribuito per prevenire possibili incidenti. L’uscita in Italia è prevista per gennaio 2018 con distribuzione I Wonder Pictures.

Riccardo Caldara

(dal blog www.riccardocaldara.net)