L’inganno di Sofia

Collegio femminile in uno Stato del Sud durante la guerra di secessione americana. Dopo tre anni la situazione è confusa.  I confederati tengono ancora il territorio, ma ci sono truppe allo sbando, disertori. Un soldato dell’Unione, ferito, arriva nel bosco attorno al collegio e viene trovato da una bambina dodicenne uscita a raccogliere funghi. Tra le istitutrici e le studentesse prevale lo spirito di carità cristiana nei confronti del ferito sul dovere di denunciare alle truppe sudiste la presenza di un nemico. Il caporale John McBurney entra in casa ed è assistito e curato. L’idea di consegnarlo appena guarito viene pian piano accantonata. Tutte le donne del collegio, dalla bambina più piccola a Miss Martha, la proprietaria, sono dapprima incuriosite e poi attratte, in diverso modo, dal soldato. L’uomo flirta con questa e con quella. Poi non avrà che l’imbarazzo della scelta. Un corpo che è una tentazione per donne dalla sessualità repressa dall’educazione e dalla religione. Tutte diventano rivali, tra tentazione, cinismo, calcolo, sfrontatezza, ma anche ingenuità e innocenza. Salvo poi ricompattarsi di fronte al dramma finale.

 


Sofia Coppola ha sceneggiato, prodotto e diretto il film tratto da un romanzo di un misconosciuto autore americano, Thomas P. Cullinan, The Beguiled, ora apparso tradotto in italiano nelle librerie per DeA Planeta Libri. Ma soprattutto la Coppola aveva di fronte il film di Don Siegel del 1971 La notte brava del soldato Jonathan, un cult di quel periodo cinematografico, che aveva in Clint Eastwood il protagonista. Ora io non amo molto i remake. Quelli che ho visto mi hanno sempre puntualmente deluso. Preferisco l’originale. Questa volta mi sono preso la briga di recuperare e rivedere il vecchio film di Siegel. Il confronto è spietato: fatte salve le differenze per quasi 50 anni di tecnologie cinematografiche, L’inganno è quesi la fotocopia del precedente. Non ho controllato ma scommetterei che anche la location è la stessa. Lo svolgimento è pressoché identico. Nel film di Siegel è più forte la componente dello schiavismo, esemplificata dalla presenza di una mamy di colore che nel film di Sofia Coppola non c’è.
Nel complesso L’inganno è un film più luminoso, complici anche gli abiti chiari delle signorine, che in Siegel invece sono scuri e concorrono a costruire un’atmosfera più gotica. Sicuramente Geraldine Page vince su Nicole Kidman (Martha Farnsworth), mentre è partita pari tra Elizabeth Hartman e Kirsten Dunst (la carnale Edwina). Circa il caporale McBurney propenderei per l’interpretazione di Colin Farrell ma mi rendo conto di essere condizionato nel giudizio dai 40 film successivi interpretati da Clint Eastwood.
Mi resta l’interrogativo di fondo: perché ha rifatto questo film Sofia Coppola? Certo si inscrive perfettamente nella sua filmografia, ma dopo 50 anni la storia di Cullinan non ha più la stessa forza dirompente di una volta.

Riccardo Caldara

(dal blog www.riccardocaldara.net)