Tanti saloni, pochi lettori

A Milano sono troppo occupati a fare soldi per leggere. Figuriamoci se trovano il tempo di raggiungere i padiglioni nati morti della Fiera di Rho e dare uno sguardo a tutte quelle copertine colorate messe frettolosamente insieme per fare un nuovo salone più grande e più bello di quello di Torino.

I bilanci di ogni manifestazione si chiudono ovviamente alla fine. Ma quello che s’ è visto ieri a Milano, primo giorno di Tempo di Libri, non promette bene. O almeno non così bene come i milanesi – e anche un bel po’ di preoccupati torinesi – avevano pronosticato l’anno scorso, quando scoppiò l’insensata guerra del libro tra le due città. Che aveva i suoi motivi, perché gli errori commessi a Torino negli ultimi anni erano stati tanti. Ma non così gravi da giustificare l’abbandono dei grandi editori e l’apertura di una manifestazione concorrente aperta con pochi giorni di anticipo rispetto all’originale. Una scelta che sarebbe stata  disastrosa perfino se l’Italia fosse un paese  di accaniti lettori culturalmente progrediti e appassionati del bello, mentre tutte le statistiche ci ricordano che è popolata di semianalfabati incapaci di capire anche il più elementare dei testi.

I numeri sono impietosi. Sono gli stessi editori che hanno fortemente voluto il nuovo salone a dirlo, in un articolo che nasconde i dati della catastrofe sotto il trionfalistico titolo “Il mercato del libro in Italia registra un + nel 2016. E nel 2017 sono in crescita i libri di Fiction e Bambini e Ragazzi”. In realtà le vendite del 2016 sono cresciute appena dello 0,3% rispetto a un pessimo 2015, mentre i primi mesi del 2017 registrano un calo del 2,9%. E oltre la metà delle copie vendute riguarda la fiction e libri per ragazzi.

Che fare dunque? La risposta che viene da Milano lascia qualche dubbio, perché pare puntare tutto sul marketing.  Secondo l’agghiacciante campionario di frasi fatte che si trova nella  presentazione della manifestazione, infatti, siamo di fronte a  “una fiera dinamica, innovativa,  fatta di storie, personaggi, sfide. Ed emozioni”.  Perché – tenetevi forte – Tempo di Libri, è  anche “Tempo di Avventura, Tempo di Bacio e Tempo di Immaginazione”.

Suggestivo. Lapidario. Evidentemente pensato da qualche guru della comunicazione per accalappiare anche il pubblico dei non lettori. In una parola molto meneghino. Ma, a proposito di immaginazione, con queste premesse è difficile immaginare che il salone milanese possa davvero aiutare l’editoria italiana a uscire dalla crisi di valori e di credibilità che l’hanno portata sull’orlo del disastro.  Quanto all’aspetto commerciale, soltanto alla fine sapremo quanti visitatori, sfiancati dall’avventuroso viaggio verso le lande desolate di Rho, avranno anche trovato il tempo di sfogliare le opere esposte e di comperarne qualcuna. Ovviamente tra un bacio e l’altro.

Se anche fossero tantissimi, comunque,  c’e’ poco da stare allegri. Non  resta che sperare nell’understatement subalpino. 

Battista Gardoncini