Arte e ideologia

Riprendiamo da Facebook, con il suo permesso, un intervento  di  Nicola Gallino che parte dalla riscoperta del pittore nazionalsocialista tedesco Wolfgang Willrich e arriva a Michelangelo, riflettendo su arte, artisti e ideologie. Ecco che cosa scrive Gallino.

Allora. Premetto subito che il primo che fa un commento politico lo banno e lo segnalo come hater e imbecille. Questo è un post di critica della cultura, non una professione di fede revisionista. Sono stato chiaro?
Detto questo, è tutto il giorno che sono rapito dalla storia di Wolfgang Willrich (1897-1948), pittore tedesco. Convinto nazionalsocialista come la maggior parte dei suoi compatrioti, è fra gli artisti che oggi creano imbarazzo e sono esclusi dalle mostre ufficiali, compressi come sono fra la perpetua damnatio memoriae della critica mainstream (il pregiudizio ideologico per cui a priori l’arte “degenerata” messa al bando dai regimi è la sola libera e pedagogicamente degna) e il culto sotterraneo e semi-clandestino da parte di collezionisti di militaria e memorabilia nostalgici.
Willrich ha una gran mano. Dipinge per tutta la vita cose molto belle, soprattutto ritratti di ideal-tipi tedeschi: giovani operai con la sfumatura alta, lolitone bionde con il Dirndl, le trecce e gli occhi chiari sognanti, austere sorelle infermiere. Durante la guerra ritrae con fecondità prodigiosa e mano felicissima per una serie di cartoline postali i soldati tedeschi: di tutti i gradi e tutte le armi, fanti, paracadutisti, tenentini con la benda in fronte, ammiragli e generali con le guance scavate e l’occhio all’infinito. Come il suo Edwin Rommel, magnifico, austero, carismatico.
La cosa straordinaria è che lui, però, li ritrae di tre quarti o addirittura di profilo, con l’occhio postmoderno dei maestri primitivi quattro-cinquecenteschi: van Eyck, Holbein, Dürer. E magari li mette come allora sullo sfondo di un ponte o una campagna ubertosa. Bellissimi.
Una semplice riflessione. Credo che nessuno avrebbe mai il coraggio di condannare Raffaello o Michelangelo perché lavoravano suggendo la loro gloria dai Papi corrotti, nepotisti e avvelenatori del Rinascimento. E quindi, riusciremo una buona volta a recuperare senza sovrastrutture mentali quest’arte, sicuramente compromessa e al servizio di un’ideologia esiziale, semplicemente contestualizzandola e apprezzandola per quello che vale?

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